KENGIRO AZUMA - Maestro Zen

" Noi diamo all'argilla la forma di un vaso,
ma è il vuoto al suo interno che conterrà
ciò che vogliamo ".
Zen







Nella puntata del 18 Settembre 2011 di Passepartout, Philippe Daverio incontra Kengiro Azuma, scultore ottantenne di origine giapponese , che vive a Milano da più di mezzo secolo.

Mi ha molto emozionato, commosso, incantato ascoltare Azuma, con semplicità ha parlato sul senso profondo della vita, sul coraggio, sulla continua ricerca, sull’essenza delle cose, sul vuoto e sul pieno, con quello spirito tipico della cultura Zen.





























Mi sono riconosciuta nel pensiero di Azuma, pratico meditazione, yoga e shiatzu, dello Zen amo la semplicità, amo togliere piuttosto che aggiungere, ricerco il vuoto interpretandolo come libertà, benessere, tranquillità e armonia, ho un rifiuto del pieno che è eccessivo, caotico, anche se non esiste il vuoto senza il pieno e viceversa.


Una storia Zen :


« Nan-in, un Maestro giapponese dell’era Meiji (1868-1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.
Nan-in servì il te. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare. Il professore guardò traboccare il te, poi non riuscì più a contenersi e disse . “ E’ ricolma. Non ce n’entra più!”.
" Anche tu come questa tazza sei pieno - dice Nan-in. Se prima non ti svuoti come posso io insegnarti qualcosa ?" .



Kengiro Azuma nasce in Giappone nel 1926, in una famiglia di artigiani del bronzo che fondevano le campane dei templi, i portaincenso, i portacandele.

La sua famiglia apparteneva alla setta Zen del buddismo giapponese.
A 17 anni lasciato il Liceo Classico, entra all’Accademia Aeronautica della Marina Militare Giapponese, il Giappone era in piena guerra, e divenne pilota, partecipando ai combattimenti e volontariamente divenne Kamikaze.































Ha sempre pensato che l’Imperatore è un Dio per il quale è un onore immolarsi, e quindi è disposto ad offrire la sua vita all’Imperatore e alla Patria.

Durante la guerra, ai piloti , per evitare ripensamenti – racconterà - viene fornito il carburante per sola andata, e siamo sovraeccitati da quello che ci inculcano, un mio carissimo amico gli tocca partire una settimana prima di me, e quattro giorni dopo il suo sacrificio, la guerra finisce.Dopo questa tragica esperienza della guerra, si rende conto che l’Imperatore non era Dio, ma un uomo normale.
Comincia a sentirsi confuso, vuoto dentro, disperato, questa scoperta lo disorienta perché l’Imperatore era la sua Fede, la sua vita e improvvisamente non era più niente, aveva perso tutto.
A 21 anni si sentiva finito e non aveva più la forza di continuare a vivere.
Finchè una notte – racconta – ho sognato di essere nel mondo dell’ arte, finalmente sereno .
Ha iniziato, quindi, ad avvicinarsi al mondo dell’arte, sperando di ritrovare la spiritualità che colmasse il vuoto che aveva dentro.
E’ tornato al Liceo e poi all’Università d’Arte di Tokyo, studiando scopre la scultura di Marino Marini, i cavalli di Marini gli ricordano quelli dei palazzi imperiali e delle tombe cinesi. Decise di conoscere il Maestro italiano, ma allora era difficile uscire dal Giappone, l’unico modo era attraverso una borsa di studio, che vincerà nel 1956.
































Arrivò a Milano a 30 anni, e cominciò a frequentare l’Accademia di Brera, Marino Marini era il suo maestro in Accademia, e dopo alcuni anni Azuma divenne suo assistente.

Azuma all’inizio si ispirava alle sculture di Marini, il quale continuava a ripetergli che doveva trovare la sua strada, che era giapponese, doveva ispirarsi alle radici della sua cultura, agli insegnamenti buddisti.
In quegli anni frequenta anche Lucio Fontana, dal quale attinge la geometria, e piano piano ritrova se stesso, ritrova la sua filosofia Zen che è alla base delle sue opere.


















Racconta : « Ogni oggetto presenta un dualismo tra gli opposti, come il pieno e il vuoto, il bene e il male, il sole e la pioggia, il dolce e il piccante, Europa-Oriente, Nord – Sud. Ciò che ha guidato la mia ricerca è l’interesse per il Mu (vuoto), che è invisibile, come l’anima, la fantasia, il sogno, l’aria. Il Mu, pur opponendosi allo Yu (pieno) ha bisogno di quest’ultimo per manifestarsi. Alla base di ogni mia opera c’è, infatti, il disegno che, frutto dei miei pensieri è invisibile. Ma per completare il lavoro, devo andare oltre il disegno e dar forma all’invisibile » .























Il 1961 rappresenta un anno importante per Azuma, in quanto segna un passaggio da una pratica figurativa legata a Marini, ad una astratta più indipendente e l’ispirazione arriva casualmente, come racconta « osservando una catasta di cassette di legno per la frutta, riesco a cogliere una cadenza ritmica tra “pieni” e “vuoti”, creando degli assemblaggi accostando i listelli di legno delle cassette e gettando sopra una colata di gesso su cui, poi, intervengo con piccoli segni o fori ».

Nasce la serie dei Mu, lastre di bronzo, con in mezzo il vuoto, la serie delle piccole e grandi
sculture a forma di Goccia , che rappresentano per Azuma la pioggia, diversi modi di piovere, con diverse forme e con diverse sensazioni di percepire la pioggia, la serie degli animali, a comporre
un piccolo zoo .


















Tutta la sua opera nasce dal pensiero, dalla ricerca sul mistero della vita, dal tentativo di rendere visibile l’invisibile trasformandolo in bronzo, legno, pietra, perciò è suggestiva, di quella spiritualità e rigorosa simbologia tipica della filosofia Zen.



Ha scritto Azuma: “In tutti questi anni vissuti in un paese straniero ho inserito nella mia attività di scultore, dentro certe forme, tanto le cose della natura quanto aspetti diversi del pensiero umano che si plasma nella realtà quotidiana, così come il mio personale modo di vivere. Sono pienamente convinto che la vita non è altro che un incessante sforzo diretto all’avvicinamento dell’assoluto. Che cosa è l’assoluto? Mi pare che la vita e l’arte siano completamente immerse nel mistero, è una ricerca, un giorno faccio una cosa, poi il giorno dopo un’altra: prove in continuazione. Con questa teoria continua la mia vita e nascono il coraggio di fare e la spinta forte verso il grande mistero della Vita. Questo è il tema della mia ricerca, non so cosa sia giusto o no, ma so che non esiste una cosa certa e che il coraggio sta nella ricerca stessa di cosa vuol dire vivere o no”.



































Le opere di Kengiro Azuma sono esposte nei Musei di tutto il Mondo.



Il Vuoto in fisica è l’assenza di materia in un volume di spazio, per il taoismo il vuoto, Mu, Yin, è costitutivo dell’universo quanto il Pieno.

Nelle tradizioni culturali orientali il Vuoto è sinonimo di apertura, ricchezza e libertà.
Il Vuoto, in Oriente, è "come una caverna, ricolma di nulla, ma pronta e disponibile a ricevere, e a dare, con molte disponibilità e possibilità di trasformazione".
Il Vuoto affonda le sue radici nel Taoismo cinese, e nel Buddismo in India, si sviluppa poi, in Giappone, grazie all’influsso che il Buddismo della Scuola Zen ha esercitato nelle arti.
Infatti, nell’arte orientale, la forma è vuoto e il vuoto è forma, tutto è un continuo mutamento, invece di rappresentare un oggetto, viene rappresentato il Vuoto tra le cose, ed è ciò che fa la differenza .






























All’interno del Sutra Del Cuore, : « …Poiché tutte le cose sono vuoto, non c'è forma, percezione, impulsi, coscienza; non esistono occhio, orecchio naso, lingua, corpo, intelletto; non esiste colore, voce, olfatto, gusto, tatto, legge; non c'è né il mondo che si vede né il mondo della coscienza, non ci sono tenebre né fine delle tenebre, né vecchiaia né morte, né inesistenza di vecchiaia e di morte… » questo passo non significa che non esiste nulla e che tutto è vuoto, il vuoto di cui si parla nello Zen è un pieno di tutto.



Per il Taoismo “Vuoto” è una “via” per raggiungere l’ordine cosmico e la pace interiore, occorre "svuotare la mente", lasciar fluire la natura delle cose e la propria natura, trovando la propria armonia in relazione all'universo, la ricerca va fatta nel silenzio della meditazione che insegna a tornare all'esperienza più profonda di sè per percepire la consapevolezza, l'essenza, a seguire il proprio cuore, per raggiungere i tre gioielli del Tao, che sono: compassione, semplicità e pazienza, interpretati anche come amore, moderazione e umiltà, mette pace e freno fra desideri ed emozioni contrastanti .



Il più celebre e chiaro riferimento al vuoto che la tradizione taoista ci ha insegnato è quello contenuto nel Tao Te Ching : “Trenta raggi nella ruota di un carro convergono nel mozzo che è il centro. Ma nel centro non c'è nulla ed è proprio per questo che funziona! Se plasmate una tazza dovete creare una cavità: è il vuoto che la rende utile. In una casa o in una stanza sono gli spazi vuoti (le porte e le finestre) che la rendono utilizzabile. Tutti usano ciò di cui sono fatti per fare ciò che fanno, ma senza il loro nulla non sarebbero niente.”




" Conoscere gli altri è saggezza; ma conoscere se stessi
è saggezza superiore.
Imporre la propria volontà agli altri, è forza;
ma imporla a se stessi, è forza superiore.
Essere sufficienti per se stessi è la vera ricchezza;
governare se stessi è il vero carattere ".

Tao Te Ching

Commenti

  1. Molto interessante. Vorrei riportare qualche stralcio, o addirittura per intero, questo articolo sul mio blog. Citando la fonte ovviamente.

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