Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa

 

Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa

Siamo arrivati a Pietrarsa, da Napoli stazione piazza Garibaldi, con il treno storico e già dall’inizio ci siamo trovati immersi nell’affascinante contesto storico di un viaggio a bordo di vecchie carrozze d’epoca.

Viaggio verso Pietrarsa


Treno storico

Qui tra sedili di legno, fascino retrò e tra mare e Vesuvio siamo arrivati a Pietrarsa che rappresenta la storia delle ferrovie italiane raccontata all’interno del Reale Opificio.

Pietrarsa perché?

A Napoli nel 1631 ci fu una terribile eruzione del Vesuvio, ci furono vittime su tutta la costiera meridionale da Portici a Torre Annunziata, che furono semidistrutte, la frazione Pietra Bianca fu chiamata da allora Pietrarsa, perché la lava era giunta sino a lì.

Il Reale Opificio di Pietrarsa nacque nel 1837, proprio in riva al mare, voluto dal Re Ferdinando II di Borbone per non essere soggetto alla supremazia delle fabbriche inglesi e francesi, perché come è noto, il Re Ferdinando II non amava molto né Inglesi né Francesi.


Ferdinando II di Borbone a Pietrarsa

Il Reale Opificio sfornava con grande successo, prodotti in ghisa ma, soprattutto, macchine, locomotive a vapore, rotaie, materiale rotabile e motori a vapore per la navigazione.

Museo Pietrarsa

Infatti era il primo e più grande stabilimento industriale in Italia, precedendo di 44 anni la fondazione della Breda e di 57 anni quella della Fiat.

Nell’ottobre del 1839 venne inaugurata la tratta ferroviaria Napoli-Portici, di soli 7 km e mezzo, la prima in Italia.

Museo Pietrarsa


Nel 1860 lo stato sabaudo inglobò con la forza delle armi la parte meridionale dello Stivale e nacque il Regno d’Italia.

Anche l’industria dovette fare i conti con il nuovo scenario. Si decise di privatizzare Pietrarsa svendendola a privati che diminuirono la paga agli operai, e attuarono una drastica politica di licenziamenti.


Carrozza del primo treno utilizzata dal Re

Il 6 agosto del 1863, di fronte all’ennesimo sopruso della proprietà, alle tre del pomeriggio, qualcuno fece risuonare a distesa la campana della fabbrica.

Parecchie centinaia di operai, abbandonato il posto di lavoro, si radunarono nel cortile lanciando urla e parole di disapprovazione nei confronti del padrone, che si precipitò a richiedere l’intervento dei bersaglieri di stanza a Portici. I militari, in breve tempo, giunsero davanti allo stabilimento e, superato il cancello, baionetta in canna, si lanciarono sugli operai menando fendenti e sparando ad altezza d’uomo. In quel caldo pomeriggio agostano morirono 7 operai mentre altri 20 riportarono ferite più o meno gravi.

Vagone delle Regie Poste

In seguito, la fabbrica andò lentamente verso il declino. Dopo la seconda guerra mondiale la crisi si accentuò ulteriormente fino a che, negli anni ‘70, fu varata la definitiva chiusura, anche perché le locomotive elettriche e diesel sostituirono i mezzi a vapore.

Oggi quello che fu l’ Opificio Reale di Pietrarsa è diventato dal 7 ottobre 1989, la sede del Museo Nazionale delle Ferrovie.


Locomotiva

Il Museo è, oggi,  uno dei più importanti e prestigiosi centri di archeologia industriale, si sviluppa in diversi padiglioni ottimamente ristrutturati, ospita locomotive a vapore, locomotive elettriche, carrozze passeggeri, tra i quali il primo convoglio Napoli-Portici del 1839 ricostruito nel 1939 per il centenario delle Ferrovie.


Primo convoglio Napoli-Portici

Inoltre un’altra chicca è il treno Reale, costruito nel 1929 per le nozze di Umberto II di Savoia con Maria José del Belgio, insomma qui è rappresentata tutta la storia dei mezzi di trasporto delle Ferrovie.


Carrozza Treno Reale

All’interno l’atmosfera è molto suggestiva, la sensazione è di viaggiare in un affascinante viaggio nostalgico dal gusto retrò tra carrozze storiche che ospitarono tanti viaggiatori tra racconti, vita e storia.

Littorina anni '30

All’esterno un giardino e una bella terrazza sul mare offrono una vista incantevole sul Golfo di Napoli e sul Vesuvio.


Terrazza Pietrarsa




Commenti

Post più popolari