Ho sempre amato Maria Lai per la sua personalità e il fascino della sua arte, emozionante e spirituale, un’arte alla quale mi sento particolarmente vicina.
Avevo già ammirato alcune opere e trovandomi a Napoli, a
Settembre 2026, con grande gioia ho visitato la mostra “Maria Lai. Essere è
tessere” che ripercorre oltre 60 anni di sperimentazione tra
astrazione, collage, materia, tessitura e scultura, ospitata nel bellissimo e
storico Museo Madre di Napoli.
Lungo tutto il percorso le opere, poetiche e suggestive, come i Telai, le Tele e i Libri cuciti, i Collages, le Geografie, le Fiabe e le Sculture di Pane mi commuovono, è un momento di profonda emozione.
In
particolare le tele e i libri cuciti con fili ingarbugliati e pendenti,
piegature e sovrapposizioni di stoffe usate e consumate, materiali poveri e di
recupero mi parlano di ricordi, legami, silenzio
e intimità, è un’intensa narrazione poetica che vibra in ogni sua opera.
Maria Lai nasce nel 1919 a Ulassai un paesino della Sardegna. A causa di una salute cagionevole non frequentò la scuola fino all’età di nove anni, visse in campagna presso gli zii contadini. I ritmi lenti della natura e il silenzio alimentarono la sua fantasia e così iniziò a disegnare sui muri con il carbone del camino. Sono questi anni che rappresentano l’anima e l’anticipazione di tutta la sua attività artistica.
Come lei stessa ricordava «Ero analfabeta ma piena di
favole. Ciò che ho fatto dopo, da adulta, è iniziato a quell'età».
A nove anni si trasferì a Cagliari per andare a scuola. Adolescente
iniziò a frequentare dei corsi di pittura. Nel 1939 si spostò a Roma per frequentare il
Liceo artistico e successivamente si trasferisce a Venezia all'Accademia di
Belle Arti dove è stata allieva di Arturo Martini.
Dopo gli studi, rientrò in Sardegna e insegnò disegno nelle
scuole elementari di Cagliari.
Dopo la guerra, negli anni cinquanta ritornò a Roma, dove visse
un periodo cruciale per la sua arte, dedicandosi alla sperimentazione e
avvicinandosi all’arte povera e concettuale.
Furono anni di grande fermento e collaborazioni, ma Maria
era insofferente a tutto questo, rifiutava le dinamiche competitive e
commerciali del mondo dell’arte. Trascorse lunghi anni di profonda crisi
esistenziale che la portò a ritirarsi ad una vita più intima e appartata,
durante questi anni iniziò a riscoprire le tradizioni, i materiali e le
leggende della sua Sardegna che, poi, elaborerà nelle sue opere.
Nascevano così, dagli anni ’70, i famosi Telai, i Libri cuciti, le Geografie, le Fiabe cucite, le Sculture di pane e l’Arte Relazionale.
I Telai, strumenti antichi della tessitura femminile in Sardegna, venivano trasformati dall’artista in opere tridimensionali, fili, corde, stoffe, legni, sassi e pietre, grovigli, intrecci e nodi evocano memorie antiche.
I Libri cuciti, sono di stoffa, gesso, terracotta o pane, le parole sono grovigli intricati di fili neri o colorati cuciti a macchina o a mano, rammendano e raccontano di legami e di vita.
“I grovigli esprimono la
mia tensione verso altri spazi” diceva l’artista, “Un ago entra ed esce
da qualcosa lasciandosi dietro un filo, segno del suo cammino che unisce luoghi
e intenzioni”.
Nelle Geografie il filo e la stoffa creano mappe geografiche, pianeti e costellazioni immaginarie. In queste opere l’artista ci parla delle ferite del mondo, di legami, di esplorazioni, di racconti, reticoli di fili che uniscono e riparano il mondo stesso in una sorta di connessione spirituale tra terra e cielo.
Come diceva lei stessa: «Cerco spazi cosmici, cieli,
spazi lontanissimi però tattili. Gli spazi che cerco non sono tanto in una
superficie, quanto al di là di essa... Le mappe astrali rispondevano
all'esigenza di un rapporto con l'infinito, di una dilatazione e proiezione
sulla lontananza... Sono un invito al viaggio».
Le Fiabe cucite non si leggono ma si svelano nei fili come un alfabeto immaginario, cuciti su tele di recupero raccontano leggende sarde, ricordi dell’infanzia, rinascite e ricerca di “altro”, diceva l’artista "L'arte prende per mano ciascuno di noi come la maestra fa con i bambini il primo giorno di scuola: si avvicina e ci porge la mano."
Ecco, il gioco, la poesia e il racconto sono il cuore creativo di Maria Lai.
Le sculture di pane, sono una fusione delle antiche
tradizioni della panificazione sarda considerate un rito comunitario e sacro,
con il nutrimento per l’anima. Infatti, per l’artista il pane non è solo cibo
da mangiare ma simbolo universale di condivisione e di vita. Amava ricordare: “L’arte deve diventare
cibo da offrire in una mensa comune.”
L’opera simbolo dell’arte relazionale è “Legarsi alla
montagna” del 1981, una delle opere più rivoluzionarie e poetiche della
storia dell’arte contemporanea italiana. Maria coinvolse tutti gli abitanti di
Ulassai a legare con un nastro azzurro lungo circa 30 chilometri tutte le case
tra loro fino alla cima del monte Gedili, montagna simbolo del paese.
Una performance relazionale nella quale l’artista ha voluto
unire simbolicamente gli abitanti per superare antichi rancori e sugellare una
nuova pace tra gli stessi. L’impresa riuscì perché l’intera comunità ritrovò
l’armonia.
Maria Lai muore nel 2013 a Cardedu è sepolta nel cimitero di Ulassai.
Riflessioni di Maria Lai:
«L'arte nasce dalla tragedia e dall'insicurezza del
mondo, ma non chiude, anzi, apre e dilata la coscienza di ogni possibile
lettore».
«Una comunità nasce quando si fa qualcosa insieme.»
«L’arte è come una pozzanghera che riflette il cielo, ma
può passare inosservata. Può essere calpestata, ma l’immagine del cielo si
ricompone sempre.»
«La vita è un filo da tessere.»
«Legarsi alla montagna è stato come stringere la mano al
proprio vicino quando si ha paura.»
«L’opera d’arte occupa un piccolo spazio, ma come
l’atomo, può sconvolgere uno spazio immenso.»
«L’uomo ha bisogno di mettere insieme il
visibile e l’invisibile perciò elabora fiabe, miti, leggende, feste, canti,
arte.»
«Le cose cucite restano integralmente quelle che erano,
solo attraversate da un filo.»
«L’arte ci prende per mano.»
«La vita è come un insieme di relazioni “da tessere”, un
filo da seguire, che unisce le persone tra di loro in maniera
misteriosa.»
«L’arte sembra un nulla, come l’aria, ma è indispensabile all’esistenza.»










































































