venerdì 23 ottobre 2026

MARIA LAI: LA VITA E' UN FILO DA TESSERE

 




«Giocavo con grande serietà, a un certo punto i miei giochi li hanno chiamati arte.» Maria Lai 

 

Ho sempre amato Maria Lai per la sua personalità e il fascino della sua arte, emozionante e spirituale, un’arte alla quale mi sento particolarmente vicina.

Avevo già ammirato alcune opere e trovandomi a Napoli, a Settembre 2026, con grande gioia ho visitato la mostra “Maria Lai. Essere è tessere” che ripercorre oltre 60 anni di sperimentazione tra astrazione, collage, materia, tessitura e scultura, ospitata nel bellissimo e storico Museo Madre di Napoli.















Lungo tutto il percorso le opere, poetiche e suggestive, come i Telai, le Tele e i Libri cuciti, i Collages, le Geografie, le Fiabe e le Sculture di Pane mi commuovono, è un momento di profonda emozione. 

In particolare le tele e i libri cuciti con fili ingarbugliati e pendenti, piegature e sovrapposizioni di stoffe usate e consumate, materiali poveri e di recupero mi parlano di ricordi, legami, silenzio e intimità, è un’intensa narrazione poetica che vibra in ogni sua opera.








Maria Lai nasce nel 1919 a Ulassai un paesino della Sardegna. A causa di una salute cagionevole non frequentò la scuola fino all’età di nove anni, visse in campagna presso gli zii contadini. I ritmi lenti della natura e il silenzio alimentarono la sua fantasia e così iniziò a disegnare sui muri con il carbone del camino. Sono questi anni che rappresentano l’anima e l’anticipazione di tutta la sua attività artistica.

Come lei stessa ricordava «Ero analfabeta ma piena di favole. Ciò che ho fatto dopo, da adulta, è iniziato a quell'età».

A nove anni si trasferì a Cagliari per andare a scuola. Adolescente iniziò a frequentare dei corsi di pittura.  Nel 1939 si spostò a Roma per frequentare il Liceo artistico e successivamente si trasferisce a Venezia all'Accademia di Belle Arti dove è stata allieva di Arturo Martini. 

Dopo gli studi, rientrò in Sardegna e insegnò disegno nelle scuole elementari di Cagliari.

Dopo la guerra, negli anni cinquanta ritornò a Roma, dove visse un periodo cruciale per la sua arte, dedicandosi alla sperimentazione e avvicinandosi all’arte povera e concettuale.

Furono anni di grande fermento e collaborazioni, ma Maria era insofferente a tutto questo, rifiutava le dinamiche competitive e commerciali del mondo dell’arte. Trascorse lunghi anni di profonda crisi esistenziale che la portò a ritirarsi ad una vita più intima e appartata, durante questi anni iniziò a riscoprire le tradizioni, i materiali e le leggende della sua Sardegna che, poi, elaborerà nelle sue opere.










Nascevano così, dagli anni ’70, i famosi Telai, i Libri cuciti, le Geografie, le Fiabe cucite, le Sculture di pane e l’Arte Relazionale.

I Telai, strumenti antichi della tessitura femminile in Sardegna, venivano trasformati dall’artista in opere tridimensionali, fili, corde, stoffe, legni, sassi e pietre, grovigli, intrecci e nodi evocano memorie antiche.


























I Libri cuciti, sono di stoffa, gesso, terracotta o pane, le parole sono grovigli intricati di fili neri o colorati cuciti a macchina o a mano, rammendano e raccontano di legami e di vita.

“I grovigli esprimono la mia tensione verso altri spazi” diceva l’artista, “Un ago entra ed esce da qualcosa lasciandosi dietro un filo, segno del suo cammino che unisce luoghi e intenzioni”.















Nelle Geografie il filo e la stoffa creano mappe geografiche, pianeti e costellazioni immaginarie. In queste opere l’artista ci parla delle ferite del mondo, di legami, di esplorazioni, di racconti, reticoli di fili che uniscono e riparano il mondo stesso in una sorta di connessione spirituale tra terra e cielo.

Come diceva lei stessa: «Cerco spazi cosmici, cieli, spazi lontanissimi però tattili. Gli spazi che cerco non sono tanto in una superficie, quanto al di là di essa... Le mappe astrali rispondevano all'esigenza di un rapporto con l'infinito, di una dilatazione e proiezione sulla lontananza... Sono un invito al viaggio».



























Le Fiabe cucite non si leggono ma si svelano nei fili come un alfabeto immaginario, cuciti su tele di recupero raccontano leggende sarde, ricordi dell’infanzia, rinascite e ricerca di “altro”, diceva l’artista "L'arte prende per mano ciascuno di noi come la maestra fa con i bambini il primo giorno di scuola: si avvicina e ci porge la mano."













Ecco, il gioco, la poesia e il racconto sono il cuore creativo di Maria Lai.

Le sculture di pane, sono una fusione delle antiche tradizioni della panificazione sarda considerate un rito comunitario e sacro, con il nutrimento per l’anima. Infatti, per l’artista il pane non è solo cibo da mangiare ma simbolo universale di condivisione e di vita.  Amava ricordare: “L’arte deve diventare cibo da offrire in una mensa comune.”




L’opera simbolo dell’arte relazionale è “Legarsi alla montagna” del 1981, una delle opere più rivoluzionarie e poetiche della storia dell’arte contemporanea italiana. Maria coinvolse tutti gli abitanti di Ulassai a legare con un nastro azzurro lungo circa 30 chilometri tutte le case tra loro fino alla cima del monte Gedili, montagna simbolo del paese.

Una performance relazionale nella quale l’artista ha voluto unire simbolicamente gli abitanti per superare antichi rancori e sugellare una nuova pace tra gli stessi. L’impresa riuscì perché l’intera comunità ritrovò l’armonia.



Maria Lai muore nel 2013 a Cardedu è sepolta nel cimitero di Ulassai.

 



Riflessioni di Maria Lai:

«L'arte nasce dalla tragedia e dall'insicurezza del mondo, ma non chiude, anzi, apre e dilata la coscienza di ogni possibile lettore».

«Una comunità nasce quando si fa qualcosa insieme.»

«L’arte è come una pozzanghera che riflette il cielo, ma può passare inosservata. Può essere calpestata, ma l’immagine del cielo si ricompone sempre.»

«La vita è un filo da tessere.»

«Legarsi alla montagna è stato come stringere la mano al proprio vicino quando si ha paura.»

«L’opera d’arte occupa un piccolo spazio, ma come l’atomo, può sconvolgere uno spazio immenso.»

«L’uomo ha bisogno di mettere insieme il visibile e l’invisibile perciò elabora fiabe, miti, leggende, feste, canti, arte.» 

«Le cose cucite restano integralmente quelle che erano, solo attraversate da un filo.» 

«L’arte ci prende per mano.» 

«La vita è come un insieme di relazioni “da tessere”, un filo da seguire, che unisce le persone tra di loro in maniera misteriosa.» 

«L’arte sembra un nulla, come l’aria, ma è indispensabile all’esistenza.» 

 















giovedì 3 settembre 2026

VULCANO - LIPARI E STROMBOLI: TRA MITI E NATURA SELVAGGIA

 


    VULCANO




Appena sbarcati sull’isola di Vulcano un grande faraglione giallo ocra e un’aria caldissima impregnata dall’odore acre di zolfo e di vulcani attivi ci accoglie. Il fenomeno è dovuto alle fumarole che sprigionano queste esalazioni dal cratere e dal terreno. Questa manifestazione della natura ci ricorda che il vulcano è sempre attivo anche se silente ormai da secoli.  


Giovanni tra i faraglioni

Nella mitologia greca e romana l’isola, chiamata con il nome “Terasia” ovvero “Terra Calda”, era considerata la sacra dimora e l’officina di Efesto dio del fuoco e dei metalli. Il mito racconta che le fiamme, i gas e i fumi provenienti dal vulcano fossero alimentati dal lavoro del dio Efesto che forgiava armi per gli dei.

Si racconta che era anche conosciuta come “isola dei morti” perché prima della sepoltura, dalle isole vicino, venivano portati i defunti per essere purificati dal Dio del fuoco.


Paesaggio vulcanico


A causa della forte attività vulcanica l’isola rimase per secoli disabitata, fu poi sfruttata per l’estrazione di zolfo e allume e zona di confino. L’ultima intensa eruzione avvenne nel 1888 che costrinse i pochi abitanti ad abbandonare l’isola e le miniere.

In seguito arrivarono dalla Sicilia contadini in cerca di terre da coltivare, solo negli anni cinquanta Vulcano iniziò ad essere conosciuta e frequentata. Attualmente Vulcano ha circa trecento abitanti chiamati vulcanari.


Colazione siciliana


Pozza dei fanghi naturali


Vulcano è bellissima e mistica, il paesaggio è aspro e lunare dominato dal Gran Cratere. E’ l’isola che sembra di un altro mondo, ha un’energia magnetica pazzesca, la percepisci subito, ti entra dentro, la respiri, la senti sotto i piedi, sulla terra, sulla roccia lavica. Crateri e fumarole convivono con piccole spiagge nere e acque calde. Una vera forza della natura.


Spiaggia Nera


Spiaggia delle acque calde

Qui quiete, lentezza e silenzio dove si mescolano il cielo, la terra e il mare mi trasmette un senso di pace e armonia primitiva con gli elementi e la natura.

 

 

     LIPARI




Secondo la mitologia Lipari è legata al mito di Ulisse perché identificata come l’isola di Eolo dio dei venti che ospita Ulisse nella sua dimora. Quando Ulisse riparte Eolo gli regala un otre contenente tutti i venti contrari lasciando libero solo quello favorevole per raggiungere Itaca. Però, a un passo da casa, i compagni aprono l'otre, scatenando una tempesta che li fa tornare indietro.  

E all’isola Eolia arrivammo;
qui stava Eolo Ippotade, caro ai numi immortali,
nell’isola galleggiante. Tutta un muro di bronzo,
indistruttibile, la circondava, nuda s’ergeva la roccia

Odissea, X (1-4)


Ci affidiamo anche noi al vento e approdiamo a Lipari.

L’arrivo a Marina Corta ci regala un colpo d'occhio straordinario, il vecchio e pittoresco porto con le case colorate e le barche dei pescatori, dominato dall'imponente e suggestiva antica acropoli a picco sul mare, si fondono in una suggestiva atmosfera marinara.


Porticciolo 


Di tutto l’arcipelago Lipari è l’isola più grande e, sin dall’antichità, è sempre stata la più popolata, ora conta circa novemila abitanti ed è anche la più turistica. Il paesaggio è di natura vulcanica, ricco di vegetazione, con scogliere e faraglioni, mare cristallino e spiagge incontaminate è anche chiamata “isola bianca” per le sue rocce di pomice bianca.

La storia di Lipari inizia nel periodo Neolitico, l’isola è stata il cuore economico di tutto il Mediterraneo antico grazie al commercio dell'ossidiana.

Lipari ha avuto tante dominazioni con periodi bui e di splendore: greci, romani, bizantini, arabi, normanni e spagnoli hanno lasciato preziose testimonianze visibili nel “Museo archeologico eoliano Bernabò Brea” uno dei più importanti di epoca preistorica in Europa.


Acropoli e Marina Corta


Lasciamo la piazzetta di Marina Corta e ci addentriamo in un labirinto di vicoli dove l’aria caldissima profuma di mare e agrumi. Il centro storico è un vero gioiellino, vivace e stimolante, tra case eoliane e vicoli caratteristici, botteghe tipiche, deliziosi negozietti e ristorantini. Qui ci dedichiamo a una golosa pausa luculliana con  gli arancini artigianali della "Casa dell'arancino Eoliano" e un delizioso malvasia di Lipari. 


Corso Vittorio Emanuele



Vicoli


Cattedrale di San Bartolomeo

Dopo aver assaporato la cucina locale saliamo la lunga scalinata che ci porta all'antica acropoli, dove si trovano la Cattedrale di San Bartolomeo, il Museo Archeologico Eoliano e resti archeologici all’aperto. In cima veniamo ripagati da millenni di storia e da un panorama mozzafiato.

 


Parco archeologico




      STROMBOLI




…… E finalmente, dopo Vulcano e Lipari, navighiamo verso Stromboli, l’isola tanto desiderata e che mi ha sempre attratto.


Salina


Panarea


Costeggiamo Salina e Panarea accompagnati dalle acrobazie dei delfini e man mano che ci si avvicina il vulcano si staglia imponente sul mare con la sua tipica forma a cono nero.  Un’ emozione trovarsi davanti, ho avuta la sensazione di profonda riverenza, la sua vista ci ricorda a quanto siamo piccoli davanti alla potente natura. E poi davanti alla Sciara del fuoco hai la rappresentazione perfetta dell’unione di Fuoco, Terra, Aria e Acqua elementi della natura che ti riportano all’essenza della vita. 


Faraglioni



Stromboli con Ginostra



Versante con Ginostra e Sciara del fuoco


Sciara del fuoco


Sciara del fuoco




San Vincenzo

Arriviamo nel porticciolo di Scari che si trova sotto il villaggio di San Vincenzo.

L'isola è primitiva e magnetica, cruda e selvaggia come piace a me. Ti senti costantemente dominata dalla presenza viva e costante del vulcano perennemente attivo chiamato “Iddu” dagli abitanti. L'energia, il contatto con la natura e con la terra si percepisce ovunque, passeggiando, nelle spiagge nere e nel caldo mare, l'aria profuma di vulcano, piante selvatiche e mare. Insomma un paradiso.


Scari


Sabbia nera e pietra pomice


Dal porto saliamo verso San Vincenzo, camminiamo tra vicoli silenziosi colorati di buganvillee, con le tipiche case bianche, qualche piccolo negozio e ristorantino qua e là. Arriviamo nella piazza dove si trova la chiesa di San Vincenzo da qui si ammira una vista stupenda sullo scoglio dello Strombolicchio.


Chiesa San Vincenzo



Vicoli


Vicoli







San Vincenzo



Panorama su Strombolicchio

Un’isolotto disabitato formatosi dal collo di un vulcano spento,  una leggenda racconta che Strombolicchio sia stato il tappo del vulcano Stromboli che durante una violenta eruzione fu lanciato in mare.

Sull'isola di Stromboli c'è anche il paesino di Ginostra che conta circa quaranta abitanti, non ci sono strade ma solo sentieri ed è raggiungibile esclusivamente via mare. 

L'isola di Stromboli fin dall’antichità ha condiviso le vicende storiche e le dominazioni di tutto l’arcipelago Eoliano, subendo la dominazione greca, romana e tutte le altre dominazioni successive. Dopo un’economia abbastanza fiorente fu abbandonata, anche causa eruzioni, solo dopo la seconda guerra mondiale fu riscoperta dal regista Roberto Rossellini che con il film del 1950 “Stromboli terra di Dio”  ha reso celebre l'isola in tutto il mondo. Attualmente Stromboli ha circa quattrocento abitanti chiamati Strombolani.

In questa terra di fuoco con la sua bellezza ruvida e autentica, tra energie, forze invisibili e natura estrema la mia aura si è subito connessa in una magica armonia con tutto ciò. Insomma Stromboli è un luogo dell’anima!

 

Delfini

MARIA LAI: LA VITA E' UN FILO DA TESSERE

  «Giocavo con grande serietà, a un certo punto i miei giochi li hanno chiamati arte.» Maria Lai    Ho sempre amato Maria Lai per la sua p...