martedì 16 novembre 2021

LAGO DI CORNINO - RISERVA NATURALE DEL FRIULI

 


Quando voglio rigenerarmi, caricarmi di energia positiva e dedicarmi al trekking, la mia meta è la “Riserva naturale regionale del Lago di Cornino”.

La Riserva si trova nelle Prealpi Carniche, ha una superfice di circa 500 ettari ed è inclusa nei comuni di Forgaria nel Friuli e Trasaghis. Facilmente raggiungibile da Spilimbergo, mia città natale, che, infatti, dista circa 20 km.

Qui tra le alte e ripide pareti rocciose dall’aspetto inaccessibile, i boschi, la vegetazione, i tanti sentieri più o meno impegnativi, i bellissimi panorami e la natura ancora intatta, immersa in un paesaggio selvaggio, guardo il cielo e ammiro emozionata il volteggiare dei Grifoni nel loro inconfondibile volo planato.




Cammino in un rigoroso silenzio meditativo e contemplativo in un’atmosfera molto zen, respirando gli odori benefici di alberi, foglie, muschio, terra, accompagnata dai rumori del bosco, dai versi degli animali selvatici e dai richiami dei Grifoni, mi connetto in una profonda comunione con l’energia positiva della natura che mi circonda.



Qui, negli anni ottanta, è nato il Progetto Grifone che ha permesso di creare una colonia nidificante, un punto di alimentazione e di sosta nelle lunghe trasvolate che fanno questi rapaci dalla Croazia fino alla Turchia. Qui, questi maestosi rapaci hanno trovato il loro habitat naturale, vivono tranquilli e sono tutelati. Presso il Centro visite si possono ammirare alcuni esemplari ospitati dentro le grandi voliere in attesa di essere reintrodotti nel loro habitat selvaggio.







In questa bellissima Riserva c’è anche il lago di Cornino, uno splendido specchio d’acqua trasparente di colore verde-azzurro, la cui formazione risale a circa 10000 anni fa.

E’ un piccolo lago lungo circa 140 metri e profondo circa 8-9 metri, senza emissari né immissari, ma con sorgenti sotterranee che lo alimentano consentendo il ricambio e la circolazione dell’acqua, rendendola così particolarmente trasparente e limpida.




Attraverso il “sentiero del lago” ho raggiunto la conca e qui in questo suggestivo angolo di paradiso osservo i meravigliosi colori che mi circondano: l’azzurro del cielo e quello del lago, il verde degli alberi con le sue tante tonalità, il bianco della roccia e i giochi di luce sull’acqua, creano ineguagliabili contrasti, che incantano ed emozionano.





martedì 21 settembre 2021

L’AUTUNNO E L’ALIMENTAZIONE ENERGETICA

 



L’autunno secondo la Medicina Tradizionale Cinese è la stagione più impegnativa dell’anno, un periodo di trasformazione, è il momento di accantonare le risorse, di stimolare l’efficienza immunitaria e liberarsi dalle tossine.
Dall’estate calda, solare, estroversa, dove tutto fiorisce, diventa buio tardi e l’energia è Yang, si passa all’autunno, con la temperatura più fresca, diventa buio presto, e con l’energia Yin più lenta e interiore, che inizia a rafforzarsi proprio in questo periodo per poi raggiungere il massimo in inverno.
E’ la stagione del raccolto, infatti le piante raccolgono le loro forze nelle radici, nel tronco e nei semi, per affrontare l’inverno. 
Gli animali fanno scorte di cibo, accumulano le loro riserve nei grassi corporei per prepararsi al lungo sonno invernale, ritirandosi nelle loro tane. 


Anche l’uomo accumula le sue risorse, nelle ossa, nei muscoli, negli organi interni in particolare nel fegato, per nutrire la Forza vitale che poi gli servirà per affrontare l’inverno. 
Questo periodo viene associato al movimento Metallo, il sapore è il piccante che attiva la traspirazione cutanea, rafforza i polmoni, muove l’energia il Qi e il sangue. 

Gli organi associati sono il Polmone che è l’organo chiave dell’autunno e l’Intestino Crasso. Entrambi svolgono un’azione regolatrice sull’equilibrio dei liquidi (il polmone con l’emissione di vapore acqueo durante il respiro, l’intestino crasso con il loro riassorbimento) e sulla pulizia del corpo eliminando ciò che non serve, attraverso la pelle, il respiro e le feci.


Anche in natura si può osservare questo lavoro di pulizia, basta osservare le piante con le foglie che cambiano colore, si seccano e cadono a terra nutrendo il terreno. 




Tutto questo lavoro di pulitura del corpo, può portare, in autunno, ad avere manifestazioni catarrali, che secondo la MTC è un accumulo di umidità non trasformata.

Per prevenire questo disturbo è bene evitare tutti gli alimenti che tendono ad umidificare l’organismo, come latte, formaggi e in genere tutti i latticini, dolciumi, cibi raffinati e industriali, e dal sapore acido. 
Per drenare l’umidità, invece, meglio scegliere alimenti che hanno un effetto drenante sui catarri, in particolare la cipolla, l’aglio, i funghi, il porro, la zucca, il daikon, il rafano, la frutta secca come mandorle, noci, semi di sesamo e di girasole (leggermente tostati per essere più digeribili) lo zenzero fresco e poi cibi tiepidi e caldi.


Nella sfera psichica, il Metallo corrisponde alla tristezza, in quanto associato all’ interiorizzazione, al concentrarsi, e dedicarsi a se stessi lasciando andare, eliminando ciò che non è necessario.


In estate, per combattere il caldo, ci si alimenta con cibi rinfrescanti, crudi, insalate, bibite ecc., introducendo dentro di noi molto Yin (freddo). 
Con l’autunno e il cambiamento di clima, questo freddo interno Yin dobbiamo eliminarlo per far posto allo Yang (caldo), se questo non avviene, il nostro organismo attiverà dei meccanismi di eliminazione con dispendio energetico che andrà a indebolire e consumare la nostra energia vitale.
Tutto questo causa un raffreddamento generale del corpo che porta a disturbi quali mal di gola, febbre, tosse, reumatismi e ad un calo del sistema immunitario. Il raffreddore è una tipica manifestazione di eccesso di freddo (Yin) che fa uscire lo Yin dal nostro interno attraverso le vie respiratorie.
Perciò questo è il momento di mangiare cibi più caldi che provvedano a produrre un calore interno, saranno perfette le verdure cotte, le zuppe e i minestroni.
Le zuppe con legumi, cereali e verdure sarebbero da mangiare quasi ogni giorno.





I cereali, meglio integrali, in particolare l’avena è energizzante ed ha un effetto riscaldante e stimolante sul metabolismo. 

Il farro favorisce la pulizia dell'intestino e la depurazione dell'organismo, è molto nutriente per i muscoli, il riso ha un’ottima digeribilità e capacità di regolare la flora intestinale.

Il miglio è super energetico, antistress, ricco di vitamine e sali minerali. E’ consigliabile aggiungere alle nostre ricette un pizzico di piccante e spezie, coriandolo, capperi, cardamomo, chiodi di garofano, noce moscata, rosmarino, cannella, origano, zenzero ecc., il piccante è utile per rimuovere le mucosità e i catarri nel polmone.


Le verdure autunnali, ottime per recuperare le energie e per il benessere dell'intestino, hanno un numero elevato di antiossidanti che contrastano i radicali liberi e quindi l’invecchiamento.

Queste sono: bietole, broccoli, carote, cavolo cappuccio e verza, cavolini di Bruxelles, cavolfiori, cicorie, cipolle, porri, radicchi rossi, rape bianche, rosmarino, ravanelli, sedano rapa, spinaci, scorzonera, zucche.


La frutta autunnale ottima per difendere il corpo dai malanni di stagione, per purificarlo e tonificarlo con le tante vitamine, i sali minerali, gli antiossidanti e diuretici naturali che contiene.






Queste sono: cachi, castagne, cotogne, cedri, fichi, mandorle, melograno, mele, noci, pere, uva, arance, mandarini.
Verdura e frutta di stagione sono alimenti migliori, saporiti, profumati e contengono una quantità maggiore di nutrienti e principi attivi fondamentali per la nostra salute e per la nostra bellezza.

E’ consigliabile perciò alimentarsi sempre con prodotti di stagione, per essere in linea e in armonia con le energie che la terra esprime in quel momento.

lunedì 13 settembre 2021

ARCHEOLOGIA E NATURA A POSILLIPO

 

Parco sommerso della Gaiola






Non abito in pianta stabile a Napoli, ma quando ci vado mi trattengo dei lunghi periodi perciò la conosco molto molto bene. Mi piace dedicarmi al trekking urbano e scoprire le bellezze e gli angoli più suggestivi e nascosti di questa affascinante città.

Questa volta sono partita dal Vomero alla volta di Capo Posillipo, per la verità conoscevo già la zona ma ho voluto approfondire la conoscenza dei suoi siti archeologici e le sue bellezze naturali.

 Arrivata in fondo alla discesa di Coroglio, c’è la Grotta di Seiano, un imponente traforo di epoca romana lungo circa 800 metri realizzato dall'architetto Lucio Cocceio Aucto, già autore della crypta neapolitana scavata sotto la collina di Posillipo che andava dalla Riviera di Chiaia a Fuorigrotta.


Grotta di Seiano

La grotta in questione fu scavata per volere di Marco Vipsanio Agrippa, e in seguito ristrutturata ed allargata da Lucio Elio Seiano, prefetto dell’imperatore Tiberio, da cui prende il nome.

Scavata nel tufo, attraversa il promontorio di Posillipo e porta al parco Archeologico. Anticamente collegava i porti di Pozzuoli e Cuma alle ville patrizie di Pausilypon.


Ingresso Grotta di Seiano 


Molto suggestivo ed emozionante camminare all’interno della grotta sulle orme degli antichi romani, osservando i muri si può vedere “ l’opus reticulatumla tecnica di costruzione usata dai Romani.


Interno Grotta di Seiano

Man mano che mi addentro la luce è sempre più fioca e una affascinante penombra rende il tutto molto mistico. 

Ad un certo punto, verso la fine del percorso, una magica luce mi viene incontro ed è sempre più abbagliante, la sensazione è quella di entrare in un altro mondo. La curiosità di sapere da dove viene irradiata è grande! Ecco, la luce arriva da dei cunicoli laterali a strapiombo sulla baia di Trentaremi.

Incuriosita mi avvicino e un senso di meraviglia ed emozione mi invade osservando il panorama mozzafiato che ho davanti.  


Panorama da interno grotta 

Dimenticata durante i secoli, la Grotta di Seiano fu ritrovata nel 1841 durante i lavori per la costruzione di una strada e fu Ferdinando II a renderla di nuovo agibile.  In seguito venne utilizzata, durante la Seconda guerra mondiale, come rifugio antiaereo per la popolazione di Bagnoli. Venne poi abbandonata a causa di frane.

Nel 2009 è stata messa in sicurezza e transitabile come unica via di entrata al parco archeologico.


Parco Archeologico Pausilypon

All’uscita della grotta di Seiano, mi trovo in un incantevole paesaggio di vegetazione mediterranea, i colori del tufo, l’azzurro del mare e la grande vallata con i resti archeologici della grande villa “d’otium di Vedio Pollione del I secolo a.C., ne fanno una meraviglia della natura.

Vedio Pollione era un ricchissimo cavaliere romano, figlio di un liberto. Era noto per il lusso e la dissolutezza, ed era amico di Augusto al quale, quando morì, lasciò in eredità questa villa.


Villa d'Otium Pollione


Qui c’è il Parco Archeologico e Ambientale del Pausilypon ossia “luogo dove cessano gli affanni”,  che si estende dal promontorio di Trentaremi al vallone della Gaiola, una parte del complesso è sommerso a causa del bradisismo.

Oltre alla villa di Pollione, ci sono i magnifici resti del grande Teatro costruito sfruttando il pendio naturale della collina e dell’Odeon, un piccolo teatro adibito alle audizioni di musica e poesia, con all’interno alcune sale dai pavimenti in mosaico e pareti dipinte. Inoltre si possono ammirare i resti del Tempio e dell’impianto termale.


Teatro Pausilypon

Mentre cammino in questo affascinante luogo, mi sento immersa nella storia e mi immagino la vita che si svolgeva duemila anni fa. In queste strade passeggiavano l’Imperatore Augusto insieme a Vedio Pollione e altri, forse lo stesso Virgilio, circondati da clienti, schiavi e da pretoriani dell’imperatore e nobildonne romane. insomma la mente corre in un'atmosfera unica e surreale.


Odeon Pausilypon


E’ uno dei più affascinanti paesaggi naturalistici-archeologici del golfo di Napoli, infatti i resti della villa di Pollione, si affacciano sul mare della Gaiola e sulla baia dei Trentaremi, aree marine protette.


Panorama su Nisida


Il complesso della villa comprendeva, terme, giardini, zone per la servitù, teatri e poi il porto privato.

La costa di Posillipo, per la bellezza del luogo, la vegetazione lussureggiante e il mare, era considerata una zona molto prestigiosa del mondo romano. 

Per questo veniva scelta dagli antichi ricchi romani per le loro ville costruite in armonia con la natura circostante, qui trascorrevano le giornate oziando e festeggiando tra libagioni, terme, giardini e spettacoli.


Gaiola

Sotto il parco Pausilypon, c’è poi, la Gaiola raggiungibile attraverso una lunga discesa pedonale dalla strada principale. Meglio non pensare poi alla risalita, intanto mi godo la discesa tra belle ville panoramiche, scalinate e bouganville.

E finalmente arrivo al mare e qui, tra il giallo del tufo e l’azzurro del  mare cristallino mi trovo in  un paradiso terrestre.

Tutto la zona è di grande interesse biologico, vulcanologico e storico-archeologico ed è considerata Area Marina protetta.

Infatti, nuotando in queste acque si possono vedere sotto la superficie del mare numerosi reperti, grotte naturali oltre a una ricca varietà di pesci e vegetazione marina.

Molto affascinante l’arco che collega i due piccoli isolotti, sembra una sorta di accesso verso l’infinito.


Gaiola


Ma la Gaiola è anche mistero e leggende. Infatti la villa che si trova sull’isola è nota per essere una villa maledetta, sembra che tutti i suoi proprietari, che si sono succeduti nel corso degli anni, siano stati colpiti da terribili tragedie.

Suicidi, pazzie, maledizioni, fantasmi, amori e tradimenti avvolgono di mistero e di mala sorte questo luogo.

Ora è disabitata e di proprietà della Regione Campania.

Comunque, a parte le leggende e i misteri, è uno dei luoghi più incantevoli di Napoli, un gioiello naturale che si può conoscere attraverso visite guidate con vari percorsi: snorkeling, immersioni subacquee, kayak, o archeologico con la visita del Pausilypon e via mare a bordo del battello Aquavision dal fondo trasparente, che permette di osservare il meraviglioso e ricco fondale.

 

Panorama sul Vesuvio dal Parco Virgiliano


Un’altra visita che consiglio è il Parco Virgiliano situato sul promontorio della collina di Posillipo, la grotta di Seiano è collocata sotto il parco.

Costruito a cavallo tra gli anni venti e trenta, un tempo si chiamava parco della Rimembranza in onore ai caduti della grande guerra, in seguito Parco Virgiliano in onore del poeta Virgilio.

Adoro passeggiare in questo grande parco, lungo i sentieri e le terrazze, tra piante di mirto, alberi secolari, rosmarino, fiori selvatici, pini marittimi e ulivi


Parco Virgiliano


L’aria intrisa di profumi erbacei mi avvolge, la respiro e si fonde con i colori del parco in una piacevole atmosfera rilassata e rigenerante.

E poi mi piace “perdermi” a contemplare il magnifico panorama, da qui si vede Procida, Ischia, Capri, Nisida, la Penisola Sorrentina, il Vesuvio, la Gaiola e la Baia di Trentaremi.


Panorama sulla Baia Trentaremi


Panorama su Capri dal Parco Virgiliano


Qui le mie passeggiate sono sempre al tramonto, soprattutto d’estate per trovare beneficio e riparo dalla calura, ma anche perché non voglio perdermi il tramonto.

Ogni volta che il sole infuocato scende sul mare colorandolo di rosso, si rivela un’esperienza indimenticabile e di grande fascino.

 

Tramonto dal Parco Virgiliano



domenica 15 agosto 2021

100 LEONI IN CITTA'

 



Solleone 



Sono stata invitata alla mostra “ 100 LEONI IN CITTA’ “ dall’ associazione 6idea.

Ho partecipato con l'opera : Solleone (tecnica mista)
“….. guarda Simba, tutto ciò che è illuminato dal sole è il nostro regno. Il periodo di reggenza di un Re sorge e tramonta come il sole. Un giorno, Simba, il sole tramonterà su tuo padre e sorgerà con te come nuovo Re. “(cit. dal film Il Re Leone).
Da sempre il culto del sole e il simbolo del leone vengono associati: percepisco questo legame come una fusione di energia vitale e potenza, in una continua trasformazione e rinascita. Un intreccio di calore, luce e coraggio.
Avere il Sole dentro di noi è come avere la forza di un Leone e sentirsi Re di noi stessi.

 


Il leone e Trieste sono i protagonisti in questa mostra ideata per fare interagire presente e passato e, tramite l’arte e la creatività, per cogliere e trasmettere l’identità della città stessa.

L’idea fondante di questa esposizione è quella di stimolare, prima di tutto negli artisti, e poi nei visitatoti, un maggior interesse ed uno sguardo più attento verso le nostre città, luoghi che generalmente noi tutti percorriamo distratti, abitualmente a testa bassa e, dando per scontato l’ambiente che ci circonda, trascuriamo così la bellezza dei luoghi e dell’architettura delle nostre città ricche di storia e cultura.

L’icona del leone è molto presente a Trieste dove si può trovare, anche solo sotto forma di semplici protomi, a decorare facciate, portoni, fontane, cortili privati, balconi e giardini. Sono più di duecento i leoni censiti dall’inizio di questo progetto.

In particolare a Trieste, specialmente a cavallo tra l’800 e il ‘900, l’effige del leone è molto presente come elemento di decoro, quasi che il leone sia stato scelto dalla nobiltà e dalla borghesia ricca a rappresentare simbolicamente la grandezza e l’orgoglio sociale di una città di importante portualità e di centro di scambi commerciali.

Partecipano alla mostra venticinque artisti italiani e stranieri che, seguendo personali ricerche stilistiche e suggestioni, ci rivelano con i loro lavori (ad olio, grafiche, tridimensionali, tecniche miste, collage, fiber-art, ceramica e fotografia) aspetti originali e fantasiosi in merito alla figura del leone, a volte integrato nel tessuto urbano, a volte, suggerendo evocazioni oniriche, simboliche in rapporto alla natura e a la paesaggio. Da sottolineare che, in questa mostra, anche i testi scritti dagli artisti a corredo delle loro opere sono significativi e suggeriscono fantasie e riflessioni originali.

Paola Urso
Presidente di 6idea




















martedì 3 agosto 2021

REAL BELVEDERE DI SAN LEUCIO - TRA ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE E AVANGUARDIA

 


Palazzo Belvedere 


Siamo arrivati a San Leucio con l’Associazione Culturale Neapolis Itinera di Napoli per visitare il Belvedere di San Leucio, considerato Patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

Ed è stata una scoperta incredibile, vicino alla più rinomata e conosciuta Reggia di Caserta, c’è questo maestoso e affascinante sito storico, che domina sulla collina di San Leucio, meno noto ma non meno importante della Reggia, dove nacquero i diritti delle donne e la parità di genere.

La guida ci ha raccontato che il Palazzo Acquaviva di proprietà dei principi di Caserta Acquaviva, venne acquistato da Re Carlo di Borbone nel 1750 per farne una tenuta di caccia.

Ma fu suo figlio Ferdinando IV di Borbone, suo successore al trono, a volere cambiare radicalmente le sorti di questo complesso.


Re Ferdinando IV

Infatti Re Ferdinando, dopo la tragica morte del principino Carlo Tito di tre anni, ristrutturò il Palazzo e trasformò la riserva di caccia in una  grande reggia-setificio.

Ne fece un modello di industria innovativa e all’avanguardia per l’epoca, dove si producevano stoffe e sete che divennero famose e richieste in tutto il mondo per l’alta qualità,  le troviamo negli arredi dei palazzi più prestigiosi :  Casa Bianca,  Quirinale, Palazzo Chigi, Buckingham Palace, Cremlino e in Vaticano.   

Venne costruita la filanda e vari opifici, con i più moderni macchinari, la lavorazione partiva dalla coltivazione dei bachi da seta fino alla realizzazione del tessuto finito. Gli operai vennero formati da Maestri della seta giunti da ogni parte del mondo.

Tutti i lavoratori uomini e donne, avevano turni regolari, con stessa paga e orario, ma ridotto rispetto al resto d’Europa. 


Opificio

 Inoltre ai lavoratori venne assegnata una casa all’interno della colonia. Le case erano a schiera e costruite tenendo presente tutte le regole urbanistiche dell'epoca, dotate di acqua corrente, servizi igienici, stalle e giardino (ancora oggi sono abitate).


Case degli operai


 

Case degli operai

Questa comunità dal nome Real Colonia di San Leucio fu regolata da uno statuto che ne stabiliva leggi e regole.

Si trattava di un esperimento innovativo del periodo illuminista e consisteva in una specie di socialismo. Infatti non c’era nessuna differenza tra uomini e donne, era vietato il lavoro minorile e proibiti i matrimoni combinati e le donne ricevevano da parte del Re la dote, inoltre c’era una cassa comune di carità dove ogni appartenente della comunità versava una parte dei propri guadagni, era abolita la proprietà privata, l’istruzione era gratuita e obbligatoria per tutti, per i figli degli operai fino ai sedici anni.  


Abbigliamento tipico  a San Leucio


Veniva garantita l’assistenza sanitaria e sociale agli anziani, ai malati, alle vedove e orfani, era obbligatorio vaccinarsi contro il vaiolo, tutti dovevano vestirsi bene ed essere puliti e chi voleva, poteva abbandonare la colonia ma con il divieto di  ritorno.

Contribuì sicuramente a questa iniziativa, la moglie di Re Ferdinando, Maria Carolina d'Asburgo-Lorena nota poi più semplicemente come Maria Carolina d'Austria, arciduchessa d'Austria, nata a Vienna nel 1752.


Maria Carolina d'Asburgo e Re Ferdinando IV



Era figlia della più famosa Maria Teresa d’Austria e sorella dell’ancora più famosa Maria Antonietta regina di Francia.

Siamo in pieno periodo illuminista, periodo di grandi riforme in ogni settore della vita pubblica e privata, e Maria Teresa fu, uno dei sovrani più illuminati del periodo.

Maria Carolina veniva da Vienna da una Corte, non solo raffinata, ma assolutamente aperta a ogni innovazione e riforme, compreso quel famoso oggetto da bagno – il bidet -, che nel 1860, i funzionari piemontesi incaricati di redigere verbali di tutto quello che trovavano nella reggia di Caserta, non sapendo cosa era, descrissero come “oggetto sconosciuto a forma di chitarra”. Così a San Leucio, Maria Carolina volle per il suo bagno tutti i confort. 


Arco Borbonico 


Si accede al grande complesso attraverso l’arco Borbonico di notevole effetto e pregio. Una monumentale scalinata conduce al Palazzo Belvedere dove all’interno ci sono i sontuosi appartamenti reali con diverse stanze  affrescate con decori, alcuni  richiamano lo stile pompeiano, inoltre tutti i tessuti e le tappezzerie di arredamento sono in seta di San Leucio.

Bellissimo il Bagno della Regina Maria Carolina, tutto affrescato, ha una grande vasca ovale, in pietra di Mondragone, incassata nel pavimento, l’acqua calda e fredda venivano fornite da un ambiente sottostante dotato di stufa, anche qui il richiamo alle terme degli antichi romani è molto forte.


Bagno della Regina





Affreschi bagno Regina




Sala da pranzo dell'appartamento reale



Camera del Re e della Regina



Salone appartamento reale




Sala toeletta della Regina 


Inoltre, sempre all’interno, c’è la Cappella Reale, la scuola, le abitazioni della maestra, del parroco e dei direttori dell’azienda e poi i laboratori di tessitura con tutti i macchinari, tutto era comunicante con l’appartamento reale, perché il Re voleva sempre essere in contatto con gli operai.

 

                         Museo della seta


Sete di San Leucio



Sete di San Leucio

Bellissimo, prezioso e restaurato ottimamente.

Camminare in queste stanze è come fare un piacevole tuffo nel passato, tra telai del Settecento ancora funzionanti, la ruota idraulica che attivava i due grandi torcitoi, vari macchinari e attrezzi che mostrano tutte le fasi della lavorazione e poi tanti tessuti di seta originali: damaschi, jacquard, arazzi, taffetà dai magnifici colori sgargianti.


Sala telai


Torcitoio


Torcitoio


Aspino per matasse


Disegni preparatori


Incannatoio


Aspi da filanda in legno




Macchina Jacquard





Telaio







Telaio





Telaio


Piegatrice



Incannatoi



Si ha la sensazione di immergersi nelle giornate lavorative, sentire il rumore dei tanti telai in attività, il vociare degli operai in un contesto di creatività e affiatamento. 

Il percorso si completa con i bellissimi giardini all’italiana costituiti da una serie di terrazzamenti, con labirinti e fontane, da qui si gode di uno splendido panorama sulla Reggia di Caserta, sul golfo di Napoli e Vesuvio.

 

Giardini del Real Belvedere


La Real Colonia di San Leucio, terminò nel 1860 con l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno di Sardegna.  I setifici vennero ceduti a privati, che continuarono la produzione delle sete.  Ancora oggi, laboratori della zona producono ed esportano in tutto il mondo le famose e preziose sete di San Leucio. 

E’ stata una visita di grande suggestione con alcuni momenti di recitazione scenica con due attori che interpretavano rispettivamente Re Ferdinando e la Regina Maria Carolina.




Storia, archeologia industriale, colori, sete e la scoperta di un’incredibile realtà all’avanguardia e autosufficiente per quei tempi, si amalgamano magicamente regalando armonia.
































Alberi tra cielo e terra

“Alberi tra cielo e terra” è una mostra itinerante tra Castelli e Palazzi storici del Friuli. Nel giugno 2024 la prima esposizione si è s...