venerdì 20 dicembre 2013

Pensieri di Mahatma Gandhi











Noi stessi dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo.



Combattere ingiustizia, dispotismo e avidità è l’unica strada per chi vuole la pace.

Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre.

Ci sono molte cause per le quali sono pronto a morire, ma nessuna per la quale sono pronto ad uccidere.

Che differenza fa per i morti, gli orfani, i senzatetto, se la folle distruzione è compiuta in nome del totalitarismo o della democrazia?

Il potere esercitato giustamente deve essere leggero come un fiore; nessuno deve sentirne il peso.

Il mio più intimo desiderio è di realizzare la fratellanza tra tutti gli uomini, indù, musulmani, cristiani, parsi e ebrei.

Lo scopo della nostra vita è di servire la Forza che ci ha creati, e dalla cui misericordia o approvazione dipende il nostro stesso respiro, servendo con lealtà le Sue creature. Questo significa amore, che dovrebbe sostituire l'odio che si vede ovunque.

Il principio “Occhio per occhio” servirà solo a rendere cieco il mondo intero.

Sono profondamente convinto che nessuna religione possa essere sostenuta dalla forza bruta. Al contrario, quelli che brandiscono la spada periscono sempre di spada.

Potrete avere occasione di possedere o usare cose materiali, ma il segreto della vita sta nel non rimpiangerle mai.

Ci sono due tipologie di potere. L’uno è ottenuto per mezzo della paura della punizione, l’altro attraverso gli atti di amore. Il potere fondato sull’amore è infinitamente più stabile e incisivo del potere conquistato attraverso la paura della punizione.

E' meglio, quando si prega, avere un cuore senza parole piuttosto che delle parole senza un cuore.

Un codardo non è capace di dichiarare il proprio amore. Questa è una prerogativa del coraggioso.

Se potessimo cancellare l'"Io" e il "Mio" dalla religione, dalla politica, dall'economia ecc. saremmo presto liberi e porteremmo il cielo in terra.

La nostra vita d'ogni giorno non può mai separarsi dalla componente spirituale. Entrambe agiscono e reagiscono l'una con l'altra.

Il cammino naturale dell'anima è verso l'altruismo e la purezza

La non violenza è il primo articolo della mia fede e l’ultimo del mio credo

Sono un incorreggibile ottimista. Il mio ottimismo si fonda sulla mia convinzione che ogni individuo ha infinite possibilità di sviluppare la non violenza. Più l’individuo la sviluppa, più essa si diffonderà come un contagio che a poco a poco contaminerà tutto il mondo. 

La mia vita è il mio messaggio. 

La vera moralità non consiste nel seguire il sentiero battuto, ma nel cercare ciascuno la propria strada e nel seguirla senza esitazioni. 

L’amore non conosce mai la paura.


Il sentiero  della nonviolenza richiede molto più coraggio di quello della violenza. 



Supplicare per un favore è barattare la propria libertà. 



La carne non è un alimento adatto all'essere umano. Il nostro errore è di comportarci come gli      animali inferiori, pensando di essere superiori. 



Non vale la pena avere dei diritti che non derivano da un dovere assolto bene. 



Voi occidentali, avete l'ora ma non avete mai il tempo. 



Che differenza fa per i morti, gli orfani e i senzatetto, se la folle distruzione è perpetrata sotto il nome del totalitarismo o sotto il santo nome della libertà e della democrazia



Occhio per occhio fa sì che si finisca con l'avere l'intero mondo cieco



Dio non ci dimentica mai; siamo noi che dimentichiamo Lui. 



Chiunque abbia qualcosa che non usa, è un ladro


Ci sono persone nel mondo così affamate, che Dio non può apparire loro se non in forma di pane.


Pensieri di Tiziano Terzani








A forza di guardare il cielo e di respirare a pieni polmoni l’aria fresca della notte, mi pareva di riempirmi di stelle.

Il caso? Difficile dire che non esiste, ma in qualche modo mi andavo convincendo che gran parte di quel che sembra succedere appunto "per caso", siamo noi che lo facciamo accadere; siamo noi che, una volta cambiati gli occhiali con cui guardiamo il mondo, vediamo ciò che prima ci sfuggiva e per questo credevamo non esistesse. Il caso, insomma, siamo noi.

Se uno vive senza mai chiedersi perchè vive spreca una grande occasione e solo il dolore spinge a porsi la domanda.

Una strada c'è nella vita, e la cosa buffa è che te ne accorgi solo quando è finita. Ti volti indietro e dici "Oh. ma guarda, c'è un filo". Quando lo vivi non lo vedi, eppure c'è. Perchè tutte le scelte che fai sono determinate, tu credi, dal tuo libero arbitrio, ma anche questa è una balla. Sono determinate da qualcosa dentro di te che innanzi tutto è il tuo istinto, e poi forse da qualcosa che i tuoi amici indiani chiamano il karma e con cui spiegano tutto, anche ciò che a noi è inspegabile. Forse quel concetto ha qualche fondamento perchè ci sono cose nella nostra vita che non si spiegano se non con l'accumularsi dei meriti o colpe di vite precedenti.

Ci vuol coraggio, ci vuole determinazione, ci vuole fantasia, ma le possibilità ci sono. Non è che tutte le porte sono chiuse, che il mondo è già tutto sprangato e i posti sono già presi dagli altri. Ma per nulla! Io trovo che la cosa più bella che un giovane possa fare è di inventarsi un lavoro che corrisponde ai suoi talenti, alle sue aspirazioni, alla sua gioia, e senza quella arrendevolezza che sembra così necessaria per sopravvivere. “Ah ma io non posso perché..” Tutti possono. Ma capisci quello che dico? Bisogna inventarselo! Ed è possibile, possibile, possibile.

Il miglior modo per capire la realtà è attraverso i sentimenti, l’intuizione, non attraverso l’intelletto. L’intelletto è limitato.


Allora questa è la fine, ma è anche l'inizio di una storia che è la mia vita e di cui mi piacerebbe ancora parlare con te per vedere insieme se, tutto sommato, c'è un senso. È la mia vecchia teoria: se diventi un esperto di formiche capisco il mondo. Se ti dedichi con compassione, con amore, con tanto ‘culo sulla seggiola’ a qualsiasi soggetto, arrivi a capire il mondo.
"La verità è una terra senza sentieri". Cammini, trovi. Non c'è chi ti dice "Guarda, il sentiero per la verità è quello". Non sarebbe la verità. Se rimani nel conosciuto non scoprirai niente di nuovo.

Questo è un altro aspetto rasserenante della natura: la sua immensa bellezza è lì per tutti. Nessuno può pensare di portarsi a casa un'alba o un tramonto.

Una strada c'è nella vita. La cosa buffa è che te ne accorgi solo quando è finita. Ti volti indietro e dici "oh, guarda, c'è un filo". Quando vivi non lo vedi il filo, eppure c'è. Perché tutte le decisioni che prendi, tutte le scelte che fai sono determinate, si crede, dal libero arbitrio, ma anche questa è una balla. Sono determinate da qualcosa dentro di te che è innanzitutto il tuo istinto, e poi da qualcosa che gli indiani chiamano il karma accumulato fino ad allora.

La vera comprensione è quella che va al di là della ragione e che si fonda sull'istinto, sul cuore.

Solo se riusciremo a guardare l'Universo come un tutt'uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella diversità cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo.

Il coraggio è il superamento della paura.

L'unico vero maestro non è in nessuna foresta, in nessuna capanna, in nessuna caverna di ghiaccio dell'Himalaya… È dentro di noi.

Ridere, io trovo che ridere è una cura, è parte della guarigione. Per cui il consiglio che do a tutti è cominciare con una grande risata e finire con una grande risata.

Mi piaceva pensare che i problemi dell'umanità potessero essere risolti un giorno da una congiura di poeti: un piccolo gruppo si prepara a prendere le sorti del mondo perché solo dei poeti ormai, solo della gente che lascia il cuore volare, che lascia libera la propria fantasia senza la pesantezza del quotidiano, è capace di pensare diversamente. Ed è questo di cui avremmo bisogno oggi:
pensare diversamente.

Un tempo il potere da cui uno si sentiva oppresso aveva sedi, simboli,
e la rivolta si dirigeva contro quelli.
Ma oggi? Dov'è il centro del potere che immiserisce le nostre vite?
Bisogna forse accettare una volta per tutte che quel centro è dentro di noi e che solo una grande rivoluzione interiore può cambiare le cose,
visto che tutte le rivoluzioni fatte fuori non han cambiato granché.

Ormai nessuno ha più tempo per nulla. Neppure di meravigliarsi, inorridirsi, commuoversi, innamorarsi, stare con se stessi. Le scuse per non fermarci a chiedere se questo correre ci rende felici sono migliaia, e se non ci sono, siamo bravissimi a inventarle.

La regola secondo me è: quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c'è più speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all'erta.


Si corre nella speranza di un qualcosa che, una volta ottenuto,
non è mai com’è stato quel correre con la speranza.
E ricordati, io ci sarò. Ci sarò su nell'aria. Allora ogni tanto, se mi vuoi parlare, mettiti da una parte, chiudi gli occhi e cercami. Ci si parla. Ma non nel linguaggio delle parole. Nel silenzio.

Ogni evento, anche nella nostra vita, è il risultato di migliaia di cause che producono, assieme a quell'evento, altre migliaia di effetti, che a loro volta sono le cause di altri migliaia di effetti.

Chi pratica il Tao ("la via") non ha che da essere in pace con se stesso, perché Senza uscire dalla porta, conosce tutto quel che c'è da conoscere, senza guardare dalla finestra vede le vie del cielo Perché più lontano si va meno si capisce.
Il Saggio arriva senza partire, vede senza guardare, fa senza fare.

Finirai per trovarla la Via...se prima hai il coraggio di perderti    
Trovo che vi sia una bella parola in italiano che è molto più calzante della parola felice, ed è contento, accontentarsi: uno che si accontenta è un uomo felice.

Ogni evento, anche nella nostra vita, è il risultato di migliaia di cause che producono, assieme a quell'evento, altre migliaia di effetti, che a loro volta sono le cause di altri migliaia di effetti.

E ricordati, io ci sarò. Ci sarò su nell'aria. Allora ogni tanto, se mi vuoi parlare, mettiti da una parte, chiudi gli occhi e cercami. Ci si parla. Ma non nel linguaggio delle parole. Nel silenzio.

Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare, darsi tempo, stare seduti in una casa da tè ad osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l'amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro di umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove.
La miniera è esattamente la dove si è: basta scavare.

Abbiamo sferrato uno spaventoso attacco contro ogni forma di vita sulla terra e questo massacro minaccia ora noi stessi.
E' venuto il momento di riconoscerlo e di correre ai ripari.

Nessuno mi ha mai detto "Volerai". Nessuno mi ha promesso "Non morirai". Eppur senz'ali ho già volato tanto e "ora" senza alcun rimpianto, di promesse mancate, di cose incompiute, senza pena aggiunta mi preparo a volare un'altra volta.

Alla fine tutto va messo alla prova: le idee, i propositi, quel che si crede di aver capito e i progressi che si pensa di aver fatto. E il banco di questa prova è uno solo: la propria vita. A che serve essere stati seduti sui talloni per ore a meditare se non si è con questo diventati migliori, un po' più distaccati dalle cose del mondo, dai desideri dei sensi, dai bisogni del corpo? A che vale predicare la non violenza se si continua a profittare del violento sistema dell'economia di mercato? A che serve aver riflettuto sulla vita e sulla morte se poi, dinanzi a una situazione drammatica, non si fa quel che si è detto tante volte bisognerebbe fare e si finisce invece per ricadere nel vecchio, condizionato modo di reagire?

Guarda un filo d'erba al vento e sentiti come lui. Ti passerà anche la rabbia.


La storia di questo viaggio non è la riprova che non c'è medicina contro certi malanni e che tutto quel che ho fatto a cercarla non è servito a nulla. Al contrario: tutto, compreso il malanno stesso, è servito a tantissimo. E' così che sono stato spinto a rivedere le mie priorità, a riflettere, a cambiare prospettiva e soprattutto a cambiare vita. E questo è ciò che posso consigliare ad altri: cambiare vita per curarsi, cambiare vita per cambiare se stessi. Per il resto ognuno deve fare la strada da solo. Non ci sono scorciatoie che posso indicare. I libri sacri, i maestri, i guru, le religioni servono, ma come servono gli ascensori che ci portano in su facendoci risparmiare le scale. L'ultimo pezzo del cammino, quella scaletta che conduce al tetto dal quale si vede il mondo sul quale ci si può distendere a diventare una nuvola, quell'ultimo pezzo va fatto a piedi, da soli.

"Attento", disse. "Quella dei libri è tutta conoscenza di seconda mano, conoscenza presa in prestito. Non vale granché". [...] L'altra via, secondo il Vecchio, è quella dell'esperienza. L'esperienza fatta su se stessi. Il vero capire non avviene con la testa, ma col cuore. Si capisce davvero solo quello che si è provato, quello che si è sentito dentro di sé.

Quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c'è speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all'erta.

La vera comprensione è quella che va al di là della ragione e che si fonda sull'istinto, sul cuore.

La scienza è un importante strumento di conoscenza. L'errore è pensare che sia il solo.

Ciò che è fuori è anche dentro; e ciò che non è dentro non è da nessuna parte.Per questo viaggiare non serve. Se uno non ha niente dentro, non troverà mai niente fuori. È inutile andare a cercare nel mondo quel che non si riesce a trovare dentro di sé.

I migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo senza chiedere nulla.

Mi piaceva pensare che i problemi dell'umanità potessero essere risolti un giorno... da una congiura di poeti: un piccolo gruppo si prepara a prendere le sorti del mondo perché solo dei poeti ormai, solo della gente che lascia il cuore volare, che lascia libera la propria fantasia senza la pesantezza del quotidiano, è capace di pensare diversamente. Ed è questo di cui avremmo bisogno oggi: pensare diversamente.

La malattia di cui oggi soffre gran parte dell'umanità è inafferrabile, non definibile. Tutti si sentono più o meno tristi, sfruttati, depressi, ma non hanno un obbiettivo contro cui riversare la propria rabbia o a cui rivolgere la propria speranza. Un tempo il potere da cui uno si sentiva oppresso aveva sedi, simboli, e la rivolta si dirigeva contro quelli.
Ma oggi? Dov'è il centro del potere che immiserisce le nostre vite?
Bisogna forse accettare una volta per tutte che quel centro è dentro di noi e che solo una grande rivoluzione interiore può cambiare le cose,
visto che tutte le rivoluzioni fatte fuori non han cambiato granché.

Ci sono giorni nella vita in cui non succede niente, giorni che passano senza nulla da ricordare, senza lasciare una traccia, quasi non si fossero vissuti. A pensarci bene, i più sono giorni così, e solo quando il numero di quelli che ci restano si fa chiaramente più limitato, capita di chiedersi come sia stato possibile lasciarne passare, distrattamente, tantissimi. Ma siamo fatti così: solo dopo si apprezza il prima e solo quando qualcosa è nel passato ci si rende meglio conto di come sarebbe averlo nel presente. Ma non c'è più.

Perché non esistono scorciatoie a nulla: non certo alla salute, non alla felicità o alla saggezza. Niente di tutto questo può essere istantaneo. Ognuno deve cercare a modo suo, ognuno deve fare il proprio cammino, perché uno stesso posto può significare cose diverse a seconda di chi lo visita.

Solo se riusciremo a guardare l'universo come un tutt'uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella diversità cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo.

Facciamo più quello che è giusto, invece di quello che ci conviene.
Educhiamo i figli ad essere onesti, non furbi.

L'inizio è la mia fine e la fine è il mio inizio. Perché sono sempre più convinto che è un'illusione tipicamente occidentale che il tempo è diritto e che si va avanti, che c'è progresso. Non c'è. Il tempo non è direzionale, non va avanti, sempre avanti. Si ripete, gira intorno a sé. Il tempo è circolare. Lo vedi anche nei fatti, nella banalità dei fatti, nelle guerre che si ripetono.

Perchè non fingere per un attimo di essere ammalati, di avere i giorni contati - come in verità si hanno comunque - per rendersi conto di quanto preziosi sono quei giorni?

I miracoli esistono e sono miracoli perché capitano una volta ogni tanto, perché sono qualcosa di insolito, qualcosa che non capiamo, perché sono un'eccezione alla regola del non-miracolo.

Quando la religione diventa un grande potere all'interno dello Stato, lo Stato di per sé perde potere sui suoi cittadini.

Io chi sono? La risposta sta nel porsi la domanda, nel rendersi conto che io non sono il mio corpo, non sono quello che faccio, non sono quello che posseggo, non sono i rapporti che ho, non sono neppure i miei pensieri, non le mie esperienze, non quell'Io a cui teniamo così tanto. La risposta è senza parole. È nell'immergersi silenzioso dell'Io nel Sé.

Solo dei poeti, ormai, solo della gente che lascia il cuore volare, che lascia la propria fantasia senza la pesantezza del quotidiano, è capace di pensare diversamente,
ed è questo di cui oggi avremmo bisogno.

Sono convinto che ormai, in giro per il mondo, fra la gente più diversa, sta crescendo una nuova coscienza di che cosa è sbagliato e di che cosa va fatto. Questa nuova coscienza, a mio parere, è il grande bene del nostro tempo. Va coltivata. La soluzione è dentro di noi, si tratta di conquistarla facendo ordine, buttando via ciò che è inutile e arrivando al nocciolo di chi siamo. Più che assaltare le cittadelle del potere, si tratta ormai di fare una lunga esistenza. Bisogna resistere alle tentazioni del benessere, alla felicità impacchettata; bisogna rinunciare a volere solo ciò che ci fa piacere. La strada da percorrere è ovvia: dobbiamo vivere più naturalmente, desiderare di meno, amare di più e anche i malanni diminuiranno. Invece che cercare medicine per le malattie cerchiamo di vivere in maniera che le malattie non insorgano. E soprattutto basta con le guerre ,con le armi. Basta coi nemici. Bisogna riportare una dimensione spirituale nelle nostre vite ora intrappolate nella pania della materia. Dobbiamo essere meno egoisti,meno presi dall'interesse personale e più dedicati al bene comune.

Le scuse per non fermarci a chiedere se questo correre ci rende felici sono migliaia, e se non ci sono, siamo bravissimi a inventarle.


Pensa ad una faccenda sulla quale non riflettiamo mai, noi che perseguiamo il piacere in ogni modo: non c'è piacere senza sofferenza e non c'è sofferenza senza piacere. Solo quando capisci questo godi del piacere e accetti la sofferenza!

Riuscire a staccarsi dalle cose del mondo vuol dire diventare indifferenti?
O vuol dire solo non esserne schiavi?

Tutto è qui. Non cercare fuori da te. Tutto quello che potrai trovare fuori è per sua natura mutevole, impermanente... La sola stabilità che può aiutarti davvero è quella interiore.

Eliminando la sofferenza al suo primo insorgere, l'uomo moderno si nega la possibilità di prendere coscienza della straordinaria bellezza del suo contrario: il non-dolore.

Con una candela se ne accende un'altra. Una si spegne, l'altra brucia e ne accende un'altra.

Col passare degli anni avevo incominciato a capire che i fatti non sono mai tutta la verità e che, al di là dei fatti, c'è ancora qualcosa, come un'altro livello di realtà, che sentivo di non afferrare e che comunque sapevo non interessare il giornalismo, specie per come viene oramai praticato. Avessi continuato in quel mestiere al massimo avrei potuto tentare di essere come ero già stato. Il cancro mi offriva una buona occasione... quella di non ripetermi.

Ma, come sempre, cercando una cosa se ne trova un'altra...

Certo: ogni conflitto ha le sue cause, e queste vanno affrontate. Ma tutto sarà inutile finché gli uni non accetteranno l'esistenza degli altri ed il loro essere eguali, finché non accetteremo che la violenza conduce solo ad altra violenza.

giovedì 19 dicembre 2013

PENSIERI DI OSHO











Ricorda: l'opposto dell'amore non è l'odio, ma è la paura. L'odio è amore a testa in giù, non è l'opposto dell'amore. Il vero opposto dell'amore è la paura. Quando ami ti espandi; quando hai paura ti rattrappisci. Quando hai paura ti chiudi; quando ami ti apri. Quando hai paura ti assalgono i dubbi; quando ami hai fiducia.

Nessun altro ti costringe a vivere in un inferno: sei tu a sceglierlo. La mente vede il negativo e lo diventa, perpetuando così la miseria: più negatività hai nella mente, più negativo diventi, e più negatività accumuli. Il simile attrae sempre il simile, e questo va avanti da vite intere! Manchi l'estasi della vita a causa di questo approccio negativo.

Vivi senza aspettative. Affrontare la vita con aspettative porta inevitabilmente alla frustrazione, sempre e comunque. L'aspettativa è la causa alla radice della frustrazione. Solo se ti muovi senza aspettative, troverai qualcosa; altrimenti la tua mente pretenderà sempre qualcosa, si aspetterà sempre qualcosa: "Questo dovrebbe essere così, e quello dovrebbe essere cosà". E nel mondo nessuno deve in alcun modo, corrispondere a ciò che tu pretendi, esigi, consideri giusto.

Perché correre affannosamente qua e là senza motivo? Tu sei ciò che l'esistenza vuole che tu sia. Devi solo rilassarti.

Ti sorprenderà sapere che tutto ciò che vedi è stato inventato da persone giocose, non dalle persone serie. Le persone serie sono troppo orientate verso il passato, continuano a ripetere il passato, perché sanno che funziona. Non sono mai inventive.

Quando senti di non essere più dipendente da nessuno, dentro di te nascono una quiete, un silenzio e un abbandono profondi. Questo non vuol dire che smetti di amare .Al contrario, per la prima volta sperimenti una qualità e una dimensione nuove dell'amore; un amore che non è più biologico, ma è più vicino a un rapporto d'amicizia, più di qualsiasi relazione.

Quando sei felice danza, canta, balla – sii felice! E quando giunge la tristezza, cosa inevitabile… già si sta affacciando, deve giungere poiché è inevitabile, non c’è modo di scacciarla… se cerchi di evitarla, dovrai distruggere la possibilità stessa di essere felice. Il giorno non può esistere senza la notte, l’estate non può esistere senza l’inverno, e la vita non può esistere senza la morte.

Le persone originali danno sempre fastidio alla società. Non sono così facili da manipolare, rimangono se stesse. Cercheranno di vivere la propria vita non secondo uno schema, ma secondo la loro visione.

Uno dei miei messaggi fondamentali è: non sfruttate mai l'amore. Se qualcuno vi ama, non introducete nessuna condizione. Se amate qualcuno, non storpiatelo. Lascia che il tuo amore si espanda, dona all'altro più spazio di quanto ne abbia mai avuto quando era solo. Nutritelo, ma non avvelenate il suo nutrimento, non possedetelo. Lasciate che sia libero, più libero di quanto non sia mai stato. In questo caso l’amore crescerà in una profonda intimità. Quando l'amore porta con sé la libertà, scende a profondità maggiori. Quando l'amore fa sentire l'altro rispettato, non umiliato, non distrutto ma sostenuto, quando l'amore ci fa sentire nutriti, liberi, allora scende a profondità maggiori. In questo caso diventa preghiera. Diventa l'esperienza più elevata, suprema della vita.

Nessuno nasce per qualcun altro e nessuno esiste per realizzare gli ideali di qualcun altro. Tu sei padrone del tuo stesso amore e puoi darne quanto ne vuoi, ma non puoi pretenderlo da un'altra persona, perché nessuno è uno schiavo.

Ogni tanto tenta di vivere e basta... Vivi semplicemente. Non lottare e non forzare la vita. Osserva in silenzio ciò che accade. Lascia accadere ciò che accade. Permetti a ciò che è, di esistere. Lascia cadere ogni tensione e lascia che la vita fluisca, che accada.

La persona intelligente non si attacca al passato morto, non trasporta cadaveri. Per quanto belli siano stati, per quanto preziosi, non si porta dietro i cadaveri. Ha finito col passato; è andato e andato per sempre.

L'amore scioglie il sé congelato. Il sé è simile a un cubetto di ghiaccio, l'amore è simile al sole del mattino. Il calore dell'amore... e il sé inizia a sciogliersi. Più ami te stesso meno troverai un sé dentro di te, per cui diventa una meditazione profonda, uno slancio appassionato verso il divino.

Vivi il più intensamente possibile! Brucia la tua candela della vita da entrambi i lati! Bruciala così intensamente... anche se si esaurisse in un secondo, andrebbe comunque bene! Quanto meno saprai in cosa consiste, poiché solo l'intensità penetra in profondità. E se riesci a vivere una vita intensa, sperimenterai una qualità della morte totalmente diversa, poiché morirai intensamente: com'è la vita, così è la morte. Se vivi trascinandoti, morirai trascinandoti. Ti lascerai sfuggire la vita e ti lascerai sfuggire anche la morte. Fa che la tua vita sia il più intensa possibile. Metti in gioco ogni cosa. Perché preoccuparsi? Perché preoccuparsi del futuro? Esiste questo momento! Coinvolgi in esso la totalità della tua esistenza!

Vivi momento per momento, muori al passato, non proiettare alcun futuro... godi il silenzio, la gioia, la bellezza di questo momento.

Non essere possessivo, perché quando sei possessivo, stai solo mostrando di essere un mendicante. Quando cerchi di possedere, mostri solo che non possiedi nulla; altrimenti non dovresti fare uno sforzo. Se sei già il padrone, perché sforzarti? Per esempio, se ami una persona e cerchi di possederla, non la ami. Non sei neanche certo che la persona ami te. Ecco perché crei tutte quelle misure di sicurezza, la circondi di trucchi e furbizie di ogni genere, proprio perché così non potrà lasciarti. Ma così uccidi l'amore. L'amore è libertà, l'amore dà libertà, l'amore vive nella libertà. L'amore è, nel suo nucleo più essenziale, libertà.

La felicità è un affiorare interiore; è un risveglio delle tue energie; è un risveglio della tua anima.

Siate felici! Proprio in questo momento voi potete essere felici, nessuno vi sta sbarrando il sentiero. Se non potete essere felici proprio in questo momento non potrete esserlo mai piu'. La felicita' non ha niente a che fare con il futuro. La felicita' non conosce domani, perche' essa non dipende da qualche altra cosa; si tratta unicamente di un atteggiamento: voi potete gia' essere felici cosi' come siete ora.

Io non ho mai imparato nulla. Continuo semplicemente a fare con naturalezza qualsiasi cosa mi sento di fare. Qualsiasi cosa devo dire, la dico, perché non ho alcun obbligo verso nessuno, e non ho alcun impegno con nessuno. Non appartengo ad alcun partito. Sono assolutamente libero di essere divertente, scioccante. Non mi preoccupo neppure di contraddirmi perché, a mio avviso, se un uomo resta coerente per tutta la sua vita, dev’essere un idiota. Una persona che cresce, deve contraddirsi molte volte: chi può dire cosa porta il domani? Il domani potrebbe annullare completamente l’oggi. E io sono pronto ad accompagnarmi alla vita senza alcuna esitazione.

Milioni di persone soffrono: vogliono essere amate ma non sanno come amare. E l'amore non può esistere come monologo; è un dialogo, un dialogo pieno di armonia.

La gente è inconsapevole del fatto che non sa assolutamente cosa sia l'amore. L'amore non sospetta mai, non è mai geloso. L'amore non interferisce mai nella libertà dell'altro. L'amore dona libertà, e la libertà può esistere solo se nell'essere insieme esiste spazio. Più spazio vi date a vicenda, più sarete insieme. Più libertà vi concederete, più sarete intimamente uniti. Stare troppo insieme, non lasciare alcuno spazio per la libertà distrugge il fiore dell'amore. Solo così il nostro amore potrà continuare a crescere, non ci daremo mai per scontati. Tutto ciò per cui si vive vi sarà dato.

L´idea che i bambini siano una tua proprietà è assolutamente sbagliata. Nascono attraverso di te, ma non ti appartengono. Tu hai un passato, loro hanno solo un futuro. Non vivranno secondo le tue idee. Vivere secondo le tue idee è quasi la stessa cosa che non vivere per niente. Devono vivere a modo loro, nella libertà, nella responsabilità, nel rischio, nelle prove della vita.

Abbandona l´idea che attaccamento e amore siano una cosa sola. Sono nemici. È l'attaccamento che distrugge tutto l'amore. Se nutri e alimenti l'attaccamento, l'amore verrà distrutto; se nutri e alimenti l'amore, l'attaccamento scomparirà da solo. Non sono una cosa sola; sono due entità separate, reciprocamente antagonistiche.

Cammina, mangia, ascolta in modo rilassato. Rallenta ogni operazione. Non avere fretta: Muoviti come se avessi a disposizione l’eternità. Infatti è così! Siamo qui dall’inizio e saremo qui fino alla fine, sempre che sia esistito un inizio e una fine. Esistiamo da sempre e per sempre.

Metti a repentaglio tutto ciò che hai. Diventa un giocatore d´azzardo! Rischia tutto, perché il momento successivo non è mai certo, quindi perché preoccuparsi? Perché angustiarsi? Vivi pericolosamente, vivi gioiosamente. Vivi senza paura, vivi privo di sensi di colpa. Vivi senza temere l'inferno, e senza bramare il paradiso. Vivi e basta.

Il vero Amore dona una libertà totale, è incondizionato, non chiede nulla, dona, condivide. Ed è felice per questo. E ti è grato perchè l'hai accolto. Non chiede nulla. Molto giunge a lui, ma in sè non chiede nulla. Non fai che preoccuparti se l'altro ti ama e quanto ti ama. Non porti mai simili domande. Chiediti sempre se tu ami, perchè solo questo conta. Sei TU che devi amare.

A tutti noi viene insegnato ad essere colti, non ad essere innocenti o a percepire la meraviglia dell'esistenza; ci vengono insegnati i nomi dei fiori; degli alberi e non come entrare in comunicazione con loro, in sintonia con l'esistenza. L'esistenza è un mistero e non è accessibile a coloro che vogliono sempre analizzare, selezionare, ma solo a coloro che sono disposti ad innamorarsene, a danzare con lei.

Per essere sani mentalmente bisogna attraversare molte follie.

I genitori dovrebbero essere consapevoli di come condizionano i loro figli. E ai bambini dovrebbe essere data ogni libertà di sperimentare il bene e il male, così che possano decidere da soli. Lasciate che trovino la loro strada: voi state soltanto molto attenti che non cadano in un fosso! Non dite mai nulla ai vostri figli che non sia una vostra esperienza esistenziale. Accettate la vostra ignoranza, questo vi procurerà un maggior rispetto, più fiducia in ciò che siete. L'ego del genitore pretenderebbe di conoscere tutto! Siate rispettosi nei confronti del bambino; i genitori si aspettano il rispetto dei figli, ma si dimenticano che è una cosa reciproca: rispetta i bambini e loro ti rispetteranno! Fidati dei bambini e loro si fideranno di te, allora sarà possibile una comunicazione.

In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente
a vedere cosa accade...

Nella serietà non puoi mai essere libero; nella serietà sarai sempre perseguitato dall'ansia; nella serietà hai sempre paura che qualcosa possa andare storto. Con me niente può andare storto perché non c'è niente che sia dritto. Se c'è qualcosa di dritto, allora qualcosa può andare storto; se non c'è niente di dritto, niente può andare storto. Questo è il significato del concetto orientale di "leela", gioco. Sei stato un po' troppo serio di recente, seriamente... è tempo di lasciar perdere! Fatti una bella risata e metti da parte i tuoi bei piani. Davvero non ne hai bisogno.

Sei qui per essere te stesso e per esprimere te stesso. Assicurati di ascoltare la tua stessa energia piuttosto che tentare di vestire gli abiti delle aspettative.

Con le regole fisse c'è sicurezza, comodità convenienza. Lascia andare quel comfort, lascia andare quella convenienza, quella sicurezza. Comincia a vivere una vita pericolosa. E una vita è vita solo quando vivi pericolosamente, quando è una grande avventura, un'esplorazione di ciò che rimane sempre sconosciuto.

Non hai più tempo per decidere se percorrere o no la strada che ti trovi davanti. Devi buttarti, proprio adesso, è la strada stessa a chiedertelo. Ascolta la pianta dei tuoi piedi che calpesta il terreno piuttosto che i castelli in aria creati dalla mente. Agendo con consapevolezza ti espandi.

Rimanere fedele alle verità che il cuore e l'anima ti stanno dicendo potrebbe non convenirti, in questo mondo così formale e cerimonioso. Ma se hai il coraggio di ascoltarli troverai qualcosa di intimamente molto prezioso. Verità e convenienza non sono mai andate molto d'accordo. Abbi fiducia nel tuo coraggio.

Guarda certe persone: sono infelici perché hanno fatto compromessi su ogni punto, e non possono perdonarsi di aver fatto quei compromessi. Sanno che avrebbero potuto osare di più, e invece hanno dimostrato di essere dei vigliacchi. Hanno perso valore ai loro stessi occhi, hanno perso il rispetto di se stessi. Ecco cosa fa il compromesso.

Se pensi alla strada che devi percorrere ti trovi tremendamente a disagio e la vita diventa troppo complicata. Se smetti di pensare e cominci invece a camminare, il tuo fardello si alleggerisce e inizi a intuire il tuo percorso, a scoprire una tua "visione".

Fa male dimenticarsi di sé e vivere seguendo un copione scritto da altri. Ricordati di te!... e di quel senso di verità che trovi solo nel tuo cuore.

Se una persona ama la musica resterà magari un mendicante, ma continuerà a vivere la sua vita da musicista. Anche se gli fosse offerta la possibilità di diventare primo ministro, vivrà come un mendicante e insisterà a suonare la sua musica. Quella è intelligenza, perché solo quando vivi la tua vita secondo la tua luce, secondo la tua visione, secondo la tua voce interiore otterrai la beatitudine, l'appagamento.

Non c'è bisogno di correre. Non importa cosa succede intorno a te, mantieni un passo pacato che ti permetta di rimanere in sintonia con la brezza gentile della meditazione. E appena te ne dimentichi, ritorna in quello spazio, semplicemente e senza sentirti in colpa. Sii la quiete nella tempesta.

Io concepisco un mondo senza povertà, senza classi, senza nazioni, senza religioni, senza alcun tipo di discriminazione. Io concepisco un mondo unito, un'umanità unita, un'umanità che condivide ogni cosa materiale e spirituale, una profonda fratellanza spirituale.

giovedì 3 ottobre 2013

La Favola Spirituale di Fausto Melotti







Ho visitato nel Febbraio del 2012 la mostra antologica di Fausto Melotti  al Madre, Museo d’Arte Contemporanea di Napoli. La mostra curata da Germano Celant presentava opere
dello scultore, dall'inizio anni Trenta sino al 1986, anno della morte dell'Artista.
La mostra raccoglieva oltre 200 opere fra terrecotte, maioliche, gessi, sculture a tecnica mista e in ferro, ceramiche e lavori in inox, disegni preparatori e bozzetti.
Così scrive Germano Celant: "È sull’uscita o sul dialogo tra penombra e luce, alla frontiera tra essenza e movimento, dove i corpi fluidificano e si presentano sinuosi e leggeri che Melotti imposta la sua ricerca, che esprime una svolta nuova alla scultura, perché non lavora più sul togliere dal pieno, ma sul far emergere dal vuoto."
La rassegna del Madre è stata straordinaria, le opere invitavano alla contemplazione, provocando un senso di quiete eterna, evocando ricordi.


A tentoni -1979

E’ stato un percorso in un mondo colorato, d’atmosfera lieve e poetica, intimo e delicato: dalle stoviglie agli apparati decorativi, ai monili, alle piccole sculture, i suoi oggetti e le installazioni, i gessi, le ceramiche policrome e le sculture in metallo,opere  informali, concettuali, che emanano una fortissima spiritualità, desiderio di assoluto, di solitudine, di leggerezza con le loro trasparenze di luce.


Teatrino-1950

Non mancavano i «Teatrini», piccole case, bianche o dipinte, costruzioni di piccoli spazi abitabili che accolgono piccole  figure umane , che ospitano brandelli di stoffe, fili di rame, catene spezzate o tessere di domino, che riportano a  intimi e alcune volte  dolorosi contesti domestici, sono “i ricordi dell’anima”.
Le malinconiche e assottigliate figure femminili; i piccoli personaggi filiformi e le mitiche dee, mescolanze di antiche divinità.
Le esili architetture di ferro, ottone, sfere e lamine metalliche, con veli e garze,raccontano di città invisibili e luoghi lunari, panorami scarnificati e pianeti immaginari. Le mezze lune sospese, le catene dondolanti, le reti intrecciate, le quinte oscure, le esili scale, le cime ricciolute, le garze sospese, definiscono stanze immateriali e silenziose dove può abitare solo la poesia o la musica.


Opere di Melotti- Museo Madre

Il viaggio attraverso queste bellissime opere è stato affascinante per la sua varietà, per  una mescolanza di influenze, di materiali, di materia, di leggerezza  che ti spinge a riflessioni profonde, ti inebria, ti trascina in un mondo di musica, di attesa, in un mondo onirico, poetico, ma anche di tensione, si ha la sensazione che le opere tentino costantemente di trasformarsi tanto appaiono leggere e precarie, in attesa di divenire qualcosa d’altro, è un percorso sorprendente, uno scenario unico, prezioso ed emozionante.

Ha scritto Fausto Melotti: “La rinuncia alla rappresentazione del mondo naturalistico è meno difficile della rinuncia all’amore della materia in cui si lavora. L’arte non rappresenta, ma trasfigura in simboli la realtà. L’arte è un viaggio. La solitudine e l’inquietudine delle memorie. Anche chiusa in un programma, spinta in un rigido contrappunto, composta in una camicia di forza, l’arte esce in un’ineffabile danza. L’artista non conosce ancora la seconda parola della sua poesia, non sa se al do segue il re fra le righe o il fa sopracuto, né se l’azzurro muore o si esalta. L’arte sorride a chi ride delle cose ingiustificate.”

 



Bambina che ascolta una conchiglia-1963


Fausto Melotti nasce l’8 giugno 1901  a Rovereto (Trento).
Dei genitori darà un ritratto poco convenzionale : “ il papà era un macellaio: è una parola difficile e invece era un uomo aristocratico, se aristocrazia vuol dire  generosità, intelligenza, un modo di vita. Debbo a lui quel poco di buono che ho come carattere. A mia madre debbo l’arte ”.
All’epoca Rovereto è una provincia dell’impero austro-ungarico con una ricca tradizione culturale.
L’ infanzia trascorre tranquilla in una famiglia dove tutti, e anche lui stesso, amano e coltivano la passione per la musica.
Frequenta, tra il 1907 e il 1914, la Scuola Reale Elisabettiana, dove hanno studiato, prima di lui, Fortunato Depero, Tullio Garbari e Luciano Baldessari.


Scultura n.11-1934

Luigi Comel, insegnante di disegno a mano libera, è tra i primi a stimolare l’interesse per l’arte.
Con lo scoppio della prima guerra mondiale, si trasferisce con la famiglia a Firenze, dove continua gli studi liceali; qui ha inizio la sua formazione artistica, alimentata di arte ma soprattutto di musica.
 Nel 1918 si iscrive alla facoltà di Fisica e Matematica dell’Università di Pisa, corso di studi che proseguirà al Politecnico di Milano, dove nel 1924 si laurea in ingegneria elettrotecnica. In questi anni si  diploma in pianoforte e intraprende lo studio della scultura a Torino, presso lo scultore Pietro Canonica.
L’aver  vissuto anche a Pisa, ha fatto si che assimilasse spiritualmente il fascino dell’architettura,
delle sculture romaniche, gotiche, del Medioevo (capitelli e rilievi, mosaici e smalti, tessuti e avori). Tutto un mondo che affiorerà poi  nelle sua scultura, nelle ceramiche smaltate e nei suoi teatrini.


Senza titolo-1933

Nel 1928 si iscrive all’Accademia di Brera di Milano, dove frequenta il corso “ Plastica della figura” tenuto da Adolfo Wildt. Conosce  Lucio Fontana che segue lo stesso corso e tra i due nasce una forte amicizia che durerà tutta la vita, dirà “ Fontana e io siamo molto diversi,ma ci siamo sempre sentiti in uno stato di disponibilità totale. Credo che pochi artisti si siano stimati vicendevolmente come è stato tra noi. C’era una stima totale tra me e Lucio ”.
Parte da una figurazione novecentesca, come Lucio Fontana , esegue prima disegni (1932-33) e poi sculture, anche monumentali, sperimentando  diversi materiali (gesso, ottone, rame, bronzo e acciaio) richiamandosi ai principi dell'astrattismo, basato su una ricerca di rapporti armonici, dove  la passione e la conoscenza della musica, furono importanti nella sua ricerca artistica.


Scultura n.14-1935


L’influenza di Wildt, si nota in alcune opere dei primi anni e resterà molto forte nel tempo.
Da Wildt apprenderà il rispetto per l’arte manuale, il controllo, il gusto per l’astrazione e per la purezza della forma, la capacità di dare forma al vuoto.
Viene promosso dall’Accademia con nove in scultura.
Nel 1932 tiene  un corso di plastica moderna alla Scuola Professionale del Mobile di Cantù,
Melotti così ricorda: “ Noi crediamo che all’arte si arrivi attraverso l’arte, frutto d’intuito personale: perciò tutto il nostro sforzo consiste nell’insegnare il piccolo eroismo di pensare con il proprio cervello”.


Il Castello-1947


Nel 1935 aderisce al movimento “ Abstraction-Création”, fondato a Parigi nel 1931 da Van Doesburg, Seuphor, Vantongerloo con lo scopo di promuovere e diffondere l’opera degli artisti non figurativi. Nello stesso anno entra a far parte del gruppo di artisti milanesi partecipando alla prima mostra collettiva di arte astratta nello studio di Casorati e Paolucci a Torino, ed espone a Milano, alla galleria del Milione, in una sua personale, diciotto sculture  astratte dalle linee geometriche molto pure e rigorose  di vario materiale e semplicemente numerate.



Le mani-1949



La rivoluzionaria novità di queste opere frutto di pensiero matematico, tese ma senza pathos, espressione di pura forma, ne decreta l’insuccesso di pubblico e critica che non erano pronti a tanta novità:  Carrà negò perfino che si trattasse di scultura.
Oggi queste sculture sono considerate tra i momenti più alti dell’arte italiana del Novecento. L’indagine di Melotti verteva sull’ipotesi di trasferire alla scultura le leggi della musica: i canoni, le variazioni, gli intervalli, le misure, equiparando il pieno al vuoto, creando momenti di sospensione (come il levare in musica) e di silenzio.


Coppa-1954



Nello stesso anno, in occasione della VI Triennale di Milano, realizza  per la Sala della Coerenza disegnata dallo studio BBPR, un’opera-chiave, inedita e originale,  la Costante Uomo, dodici sculture, manichini in gesso dipinto di bianco, con l’impronta di una mano impressa sul petto, sono opere tutte uguali, dall’aspetto metafisico, che armonizzano il legame che l’uomo ha tra il proprio ambiente spirituale e le opere in ogni epoca.
 Opere che ha ripreso più volte nei decenni successivi, considerandole una tappa importante del proprio percorso. Ignorato dai critici, Melotti gode invece della stima dei colleghi, quali M. Marini, che nel 1937 gli dedica un intenso ritratto (Firenze, Museo Marino Marini) che ne mette in luce il carattere introspettivo e l’intelligenza razionale.


Kore-1955



Incompreso in patria, trova soddisfazione  in Francia grazie a Léonce Rosenberg e in Svizzera dove nel 1937  consegue il Premio internazionale La Sarraz.
Dal 1941 al 1943 vive a Roma, dove partecipa al progetto di Figini e Pollini per il Palazzo delle Forze armate e nel frattempo realizza disegni, dipinti e compone poesie.
Risale a questo periodo la conoscenza con Lina Marcolongo, in seguito sua moglie, dalla quale ebbe due figlie: nel 1945 Cristina e, nel 1946, Marta. Nell’estate del 1943 i bombardamenti distruggono il suo studio milanese di via Leopardi, cancellando le tracce di tante opere giovanili. Il turbamento per la rovina arrecata dalla guerra si traduce nel 1944 nel volume di poesie Il triste Minotauro, pubblicato a Milano da G. Scheiwiller (ripubblicato nel 1974), dove l’artista esprime tutta la sua malinconia.

 Nel dopoguerra, per vivere,  si dedica intensamente  alla ceramica e alla scultura in terracotta dipinta, raggiungendo, attraverso  una tecnica raffinatissima, un’altissima qualità  artistica; riprende la serie dei “Teatrini”, composizioni evocative e ironiche, chiamati così perché consistono in cornici-casa, aperte o chiuse sul dietro e al cui interno, sono dislocate su diversi piani, piccoli oggetti, figurine, che suggeriscono racconti, stati d’animo, metafore, ricordi di vita vissuta. Affermerà : “ Forse la mia scultura è come un treno che invece di correre sui binari corre in mezzo alle case, in mezzo ai prati ”.



Senza titolo-1954


Scrive Celant: “Melotti si rifugia nell’intimità delle piccole cose, fatte in ceramica e cotte nella piccola muffola nello studio, quasi volesse riconoscere l’agonia e la fine di un’esemplarità umanistica, spostando così l’attenzione dal mondo classico delle forme e dei grandi ideali  ad una nuova soggettività, che ora è legata ad una concezione naturalistica e favolistica tra essere e mondo

Le riviste Stile e Domus a più riprese pubblicano le sue maioliche (complementi d’arredo e oggettistica), con le quali, avendole esposte alla VIII Triennale di Milano (1947), ottiene il diploma d’onore. Ancora, con tre pezzi ceramici partecipa alla Biennale di Venezia e alla mostra collettiva Handicraft as a fine art in Italy, presentata da C.L. Ragghianti (1948 New York), che aveva riunito i migliori artisti italiani del tempo.


Città-1963


Contemporaneamente opera come decoratore d’ambienti e scultore funerario, con opere presenti presso il Cimitero Monumentale di Milano.
Vince il Gran Premio della Triennale di Milano nel 1951; nel 1958, la "Grande medaglia d’oro ad artefice italiano" dal Comune di Milano; nel 1959 la medaglia d’oro di Praga e quella di Monaco di Baviera .


Il carro-1966


Nel 1960 inizia una collaborazione con Gio Ponti che gli commissiona, per la villa Nemazee a Teheran da Ponti progettata, la decorazione di una parte del patio, Melotti realizzerà una composizione di bassorilievi in ceramica smaltata di varie forme e dimensioni applicati sul muro bianco del patio.
Realizzerà inoltre, sempre collaborando con Gio Ponti, il rivestimento delle pareti dell’Air Terminal dell’Alitalia a Milano. Da qui ha inizio una serie di mostre in Italia e all’estero che lo porterà rapidamente al successo e farà conoscere al pubblico un artista completo e poliedrico, insieme scultore, pittore, ceramista e scrittore. 
Ci vogliono oltre 20 anni perché Melotti riprenda quel discorso improvvisamente sospeso nel 1935, mostra i nuovi lavori pubblicandoli su Domus con un titolo emblematico: Sculture astratte del 1935 e del 1962.


Giugno-1974


Nel 1967 espone in una personale, la sua nuova produzione di sculture in filo d'ottone, leggere e diafane, con frammenti di tessuto di garza colorata o con qualche residuo di terracotta, di trasparenti retine metalliche, alla Galleria Toninelli di Milano; sono opere di  inconfondibile vena poetica. Questa è la prima mostra dopo la guerra,  che lo ripropone all’attenzione del pubblico e della critica. Da questo momento ha inizio una serie di mostre in Italia e all’estero che lo porterà rapidamente al successo e gli permetterà di far  conoscere la sua opera multiforme: sculture, bassorilievi, teatrini e opere su carta.
Anche negli anni ’70 prosegue la sua attività con la leggerezza delle forme astratte, grafiche e armoniche come spartiti musicali.



La sposa di arlecchino-1979


La sua opera, liberata, dal peso della materia e dalla monumentalità, diventa libera nelle  forme, nelle curve e nei volumi.
Nel 1973 consegue il Premio Rembrandt, giudicato il Nobel delle arti; nel 1977 gli viene attribuito il Premio Biancamano.
Nel 1974 la casa editrice Adelphi pubblica una sua raccolta di scritti e poesie intitolata Linee, a cui viene conferito, nel 1975, il Premio Diano Marina. Nel 1978 sempre Adelphi pubblica Linee, secondo quaderno. Nello stesso anno riceve il Premio FeltrineIli per la scultura.
Nel 1979 un’antologica del suo lavoro è presentata a Milano a Palazzo Reale. Nel 1981 la città di Firenze gli dedica una mostra al Forte Belvedere.
In occasione della mostra fiorentina Italo Calvino scrive “Gli effimeri” un testo dedicato all’opera omonima che così descrive: “Una partitura d’ideogrammi senza peso come insetti acquatici che sembrano volteggiare su di una spalliera d’ottone schermata da un filo di garza”.


Rondò delle idee galanti-1971


Da questo momento in poi si susseguono le mostre personali e collettive in Italia e all’estero, che lo vedono tra i protagonisti dell’arte contemporanea. Firenze, Roma e Venezia ospitano importanti personali, ma è presente anche a New York, Londra, Zurigo, Vienna, Francoforte, Monaco e Parigi.
Melotti è riuscito a coniugare classico con moderno, la conoscenza scientifica con la sensibilità
musicale, il genio dello scultore con quello di ceramista, la raffinata abilità letteraria e la
 creatività poetica con la raffinatezza  del disegnatore, sono tutte qualità che hanno contribuito ad affermarlo come uno degli artisti più rilevanti del XXI secolo.
Fausto Melotti è un grande spirituale del nostro tempo.
Si spegne il 22 giugno 1986 a Milano, nella sua casa in corso Magenta, e viene sepolto nel cimitero di San Felice a Ema, presso Firenze.
La Biennale di Venezia gli assegnò, quello stesso anno, il Leone d’oro alla memoria.

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