martedì 13 agosto 2024

ERCOLANO : UNA CITTA SENZA TEMPO

 



La vita degli abitanti di Ercolano fu distrutta nel 79 d.C. dalla violenta eruzione del Vesuvio, insieme a Pompei, Stabia e Oplontis (Torre Annunziata).

Ercolano, diversamente da Pompei che fu seppellita da cenere e lapilli, venne completamente sepolta da uno strato di 20 metri di fango e materiali piroclastici che raffreddandosi si solidificarono, formando un piano di roccia simile al tufo, che ha protetto la città e permesso l’ottima conservazione degli edifici.






Infatti, al loro interno sono stati ritrovati importanti reperti come: legno, tessuti, carta, cibi, resti di corpi umani, arredi, oggetti di uso quotidiano e altro ancora che hanno permesso la ricostruzione della vita degli abitanti.


Bottega

Ercolano fu riportata casualmente alla luce nel 1710 quando un contadino, scavando nel proprio terreno trovò resti di statue e marmi pregiati. Iniziarono così, per caso, le esplorazioni, ma solo in epoca borbonica furono eseguiti gli scavi sistematici per riportare alla luce la città antica.

Sulla sua fondazione storicamente non si hanno notizie certe, una leggenda narra che fu fondata da Ercole da cui prese il nome, ma probabilmente fu fondata dagli Osci nell’VIII sec. a.C., per poi passare successivamente sotto la dominazione etrusca, greca, sannita e romana. 

Ercolano, rispetto a Pompei era più piccola, però è meglio conservata.

In epoca Romana aveva una popolazione di circa 5.000 persone. Era dotata di tre complessi termali, una palestra, un grande teatro, diversi Templi e Basiliche ed era circondata da mura. La sua economia si basava sulla pesca e sull’agricoltura con la coltivazione di ulivi, grano, fichi e vigneti per la produzione di vino.






Le abitazioni di Ercolano, rispetto a quelle di Pompei, erano più piccole ma più sfarzose ed erano dotate di acqua corrente.

Era considerata dagli antichi Romani una città aristocratica, elegante, la “città dell’otium” perché, grazie alla sua posizione sul mare era luogo salutare di villeggiatura di famiglie patrizie.

Appena varco l’ingresso del Parco è già un’emozione perché mi trovo davanti una città “senza tempo”, sospesa tra mare e Vesuvio.


Cardine


Decumano

Scendo una ventina di metri sotto il livello stradale perché la moderna Ercolano è stata costruita sopra l’antica e, insieme alla guida del Parco archeologico, inizio il cammino tra decumani e cardini pavimentati di pietra lavica, tra domus, ville con meravigliosi affreschi dai colori vivi e con bellissimi pavimenti in mosaico, lungo le strade fontane in pietra calcarea dove gli antichi romani si incontravano, taverne e botteghe ancora attrezzate con mensole di legno e anfore, le terme e la palestra e poi i magazzini del porto che un tempo si trovavano sulla spiaggia e davano riparo alle barche, qui all’interno delle arcate sono stati trovati migliaia di scheletri umani, ercolanesi che nella tragica notte dell’eruzione scappavano verso il mare per mettersi in salvo, qui oltre ai corpi è stata trovata anche una barca romana, tutti preziosi tesori visibili.


Mosaici pavimenti


Taverna


Casa di Nettuno e Anfitrite


Fornici Magazzini del Porto


Barca romana


Piscina



La guida, infatti, racconta che quello, che oggi vediamo è solo una parte di Herculaneum, perchè tanta ricchezza è ancora nascosta sotto terra, in particolare edifici pubblici e religiosi.

Un turbinio di forte suggestione mi coinvolge, la sensazione è che il tempo si sia appena fermato. E’ come se questa città fosse solo addormentata ma ancora viva. Passeggiando in queste strade percepisco un’energia magnetica ad ogni passo, la respiro nell’aria, è un tuffo nel passato che mi fa immaginare la vita di allora, entro nelle Domus con profondo rispetto perché ho l’impressione che la famiglia sia ancora all’interno.  Insomma sono emozioni forti e mi è inimmaginabile pensare che in un attimo tutto è stato distrutto. Ma l’energia degli antichi ercolanesi è ancora qui presente.

 

Affreschi


martedì 30 luglio 2024

ANSELM KIEFER : TRA SPIRITUALITA' E TRASGRESSIONE

 



Engelssturz (Caduta dell'angelo)


" Le macerie sono come il fiore di una pianta; sono l'apice radioso di un incessante metabolismo, l'inizio di una rinascita". Anselm Kiefer


Sono stata a Firenze a luglio per visitare la mostra di uno dei più importanti artisti contemporanei Anselm Kiefer ospitata nel Palazzo Strozzi.

Kiefer nasce nel 1945 a Donaueschingen in Germania, grazie al padre, maestro d’arte, inizia sin da piccolo a respirare arte in famiglia. Tuttavia Kiefer dopo il liceo si iscrive all’università facoltà di giurisprudenza che, però abbandonerà per dedicarsi unicamente all’arte.

La sua arte da sempre è provocatoria, con le prime opere degli anni ‘60 affronta la storia della Germania nazista, in seguito temi biblici, spirituali e misticismo ebraico.

Nel 1980 raggiunge la fama internazionale rappresentando la Germania Ovest insieme a Georg Baselitz alla 39° Biennale di Venezia.

Gli anni ’90 segnano un cambiamento nelle sue opere, i lunghi viaggi tra Oriente e Occidente e il confronto tra culture diverse influenzeranno la sua arte.  

La mostra “Angeli caduti” inizia dal cortile di Palazzo Strozzi con l’imponente opera “Caduta dell’angelo”, questa meraviglia introduce i temi dell’esposizione, la lotta tra bene e male dell’intera umanità.

Il percorso prosegue poi all’interno dei magnifici saloni rinascimentali del museo: è un viaggio tra pittura, scultura, installazioni e fotografia, tra lavori storici e nuove produzioni, tra simbolismi e metafore che rimandano al rapporto tra spiritualità e trasgressione, tra passato e presente, tra mito e storia, in una profonda riflessione sull’essere umano con le sue fragilità, contraddizioni e potenzialità.

Le opere ricche di simboli e di profondi significati, tutte imponenti e molto materiche, con dense stratificazioni di materiali come piombo, paglia, piante, tessuti, xillografie, sabbia, cera, semi, terra, cenere, fiori, gesso e foglia d’oro che si uniscono a frasi e testi, evocano distruzione e rigenerazione in una dimensione mistica suggestiva.

Poi c’è la magia dell’installazione immersiva Verstrahlte BilderDipinti irradiati”, opere sottoposte a radiazioni, che si riflettono a trecentosessanta gradi su un tavolo specchiante e ti senti piacevolmente immersa in un sogno.

Osservandoli da vicino i quadri di Anselm Kiefer ti parlano e ti invitano a riflettere trascinandoti in un percorso introspettivo.

E cosi, con forte emozione mi faccio travolgere dalla potenza di queste opere gigantesche, le mie mani hanno desiderio e frenesia di scavare tra gli strati e strati di materia e pittura per cercare un mondo “altro”.  

Come ultima opera Kiefer si ispira ai versi della poesia di Salvatore Quasimodo: «Ognuno sta solo sul cuore della terra / trafitto da un raggio di sole / ed è subito sera»        


Luzifer (Lucifero)


Luzifer 


Sol Invictus Heliogabale (Sole invitto Eliogabalo)


Fur Antonin Artaud (Per Antonin Artaud) particolare


Sol Invictus (particolare)


Sol Invictus Heliogabal


Vor Sokrates (Prima di Socrate)


A phantom city (Una città fantasma)


En Sof (L'infinito)-Das Balder Lied (La canzone di Balder)-Danae


Locus solus (Il luogo solitario)


Cynara (Carciofo)


Archaic zelotypia  (Zelotipia arcaica)




Verstrahlte Bilder (Dipinti irradiati)



Die Frauen der Antike (Le donne dell'antichità)



Ave Maria turris eburnea (Ave Maria, torre d'avorio)


Daphne (Dafne)


Nemesis (Nemesi)


Der Rhein (Il Reno) collage di xillografie


Besetzungen (Occupazioni)- fotografie


Heroische Sinnbilder (Simboli eroici)- fotografia


"Ed è subito sera" di Quasimodo

 



lunedì 24 giugno 2024

ALBERI TRA CIELO E TERRA

 




Da sempre l’albero è simbolo di forza, adattamento, rinascita e speranza.  In inverno si spoglia delle foglie, si libera dei rami secchi e resiste al freddo, è il momento della purificazione, “liberarsi del vecchio per accogliere il nuovo” e rinascere in primavera, grazie alle solide radici che si adattano al terreno e dove trovano sempre la strada e la vita.

Gli alberi vivono nel bosco in comunità e in armonia, comunicano e si aiutano tra di loro, percepiscono il dolore e hanno sentimenti, interagiscono con gli animali e con la natura che li circonda.

Insomma dall’albero dobbiamo trarre un grande insegnamento a migliorare la nostra vita ispirandoci alla loro.

L’uomo deve ritornare alla natura, qui ci sono le nostre radici e la nostra anima.

Come afferma il poeta ambientalista Gary Snyder “La natura non è un posto da visitare, è la tua casa”.

Così è nato “Alberi tra cielo e terra” un racconto creativo di quattro artiste che hanno fatto incontrare stili artistici diversi in un percorso di sensibilità comune, nel suggestivo e magico Castello di Ragogna.  


     Antonella Ongaro

    


Sin da bambina ho amato i boschi, la magia dei suoi suoni, i profumi, il canto degli uccelli e le orme dei piccoli animali, tutto rappresentava un mondo meraviglioso e magico ed io mi sentivo immersa come nelle favole. Mi piaceva arrampicarmi sugli alberi e raccogliere foglie e pigne, ma soprattutto con gli amichetti costruire capanne e inventare giochi di avventura, insomma mi sentivo una piccola esploratrice.

Ancora oggi mi dà pace perdermi nei boschi, l’energia positiva della natura mi calma lo spirito e mi riempie l’anima. Non costruisco più capanne ma abbraccio gli alberi per sentire e accogliere tutta l’energia che emanano e connettermi spiritualmente con loro. 

"In queste mie opere esploro la profonda connessione tra spiritualità umana e mondo naturale. L’uso di materiali poveri di origine vegetale: radici, tronchi, rami, cortecce, foglie, raccolti a terra nei boschi, riportano agli aspetti essenziali della vita tra uomo e natura".


Connessioni tra uomo e radici - Antonella Ongaro


Radici - Antonella Ongaro



Radici - Antonella Ongaro

"L’uomo diventa albero e ritrova il nido, intimo e profondo che accoglie l’origine della vita e la nutre come le radici. Il nido è il luogo in cui si fa ritorno, sono le nostre radici, un rifugio protettivo ricco di emozioni, ricordi, dove trovare riparo e da cui ripartire dopo le avversità per rivedere la luce. Cotoni, carte, garze e segni, ingarbugliati e pendenti entrano o escono dall’albero, in una sorta di rigenerazione, riparazione e conforto, che può portare ciascuno di noi a scoprire in sé stessi il fascino misterioso della natura".

   

Alberi nido - Antonella Ongaro


Nido in cammino - Antonella Ongaro


Il giardino degli uomini albero- Antonella Ongaro



       Antonella Oliana






Alcune opere di Antonella Oliana



    Maria Grazia Renier





Alcune opere di Maria Grazia Renier





Michela Sbuelz








Alcune opere di Michela Sbuelz

Alberi tra cielo e terra

“Alberi tra cielo e terra” è una mostra itinerante tra Castelli e Palazzi storici del Friuli. Nel giugno 2024 la prima esposizione si è s...