sabato 26 dicembre 2020

Marc Chagall - Sogno d'amore alla Pietrasanta

 

In questa straordinaria cornice della bellissima Basilica  alla Pietrasanta, di Napoli,  le opere di Chagall si sono perfettamente integrate con l'atmosfera di storia, arte e sogno.







































































lunedì 5 ottobre 2020

LE CAPUZZELLE : mistero e magia

 


Cimitero delle Fontanelle


A Napoli il rapporto con la morte è particolare, fatto di ironia e dissacrazione ma comunque sempre mistico e religioso. Il culto dei morti è una devozione particolare, un rapporto che avvicina il mondo dei vivi a quello dei morti. La Cappella Sansevero, Napoli Sotterranea, il Tunnel Borbonico, la Chiesa di Purgatorio ad Arco, le catacombe del Rione Sanità, il cimitero delle Fontanelle, sono i luoghi dove viene rappresentato il rapporto tra vita e morte. E nei dintorni il Lago d’Averno dove Virgilio poneva l’ingresso dell’aldilà. Ma c’è una poesia di Totò “la Livella” che spiega meglio di qualsiasi altra cosa il legame con la morte dei napoletani.

 “La Livella” che narra l’incontro tra due morti, uno aristocratico e nobile che vanta i suoi natali e rimprovera l’altro, un povero, che si è fatto seppellire nella tomba vicina alla sua, che invece lo riporta alla realtà della morte di fronte alla quale siamo tutti uguali e gli dice:

 

“Tu qua’ Natale…Pasca e Ppifania!!!, ma che è
T”o vvuo’ mettere ‘ncapo…’int’a cervella
che staje malato ancora e’ fantasia?…
‘A morte ‘o ssaje ched”e?…è una livella.

‘Nu rre,’nu maggistrato,’nu grand’ommo,
trasenno stu canciello ha fatt’o punto
c’ha perzo tutto,’a vita e pure ‘o nomme:
tu nu t’hè fatto ancora chistu cunto?

Perciò,stamme a ssenti…nun fa”o restivo,
suppuorteme vicino-che te ‘mporta?
Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive:
nuje simmo serie…appartenimmo à morte!”

 

 

Lasciata via Foria si entra nel Rione Sanità e qui siamo in un altro mondo, nel cuore verace di Napoli.


Palazzo dello Spagnuolo - Rione Sanità

Bellissimi palazzi nobiliari con dei cortili- giardini incredibili, pieni di piante rigogliose, di statue e scale monumentali, strade che pullulano di gente, bancarelle di ogni genere, la preziosa chiesa di S. Maria alla Sanità, la casa di Totò, insomma siamo in uno dei quartieri più ricchi di storia e di tradizioni.

 

Santa Maria alla Sanità 


Camminando per i “Vergini” una zona che in passato era boscosa e selvaggia, con enormi grotte di tufo, sorgenti di acqua e torrenti che periodicamente esondavano, e invadevano le strade con la cosidetta “lava dei vergini”.

Vergini perché la zona in epoca greco-romana era frequentata dagli eunostidi, adoratori del dio minore Eunostos, ed erano dediti alla temperanza e alla castità. Da tutta questa presenza di acque nella zona deriva il nome di Fontanelle. 

La strada continua in salita passando attraverso case private, panni stesi per strada, bassi, murales originali, vociare di gente semplice, si respira in ogni angolo l’autenticità del rione.

 




Murales alla Sanità


E si arriva davanti al grande antro del Cimitero delle Fontanelle.

Entrando ci si addentra nel regno dei morti, l’impatto è violento, suggestivo e misterioso, da subito   si percepisce una strana energia inquieta ma viva.

 

Antro Cimitero Fontanelle


Migliaia di teschi e ossa ordinati e sistemati uno sull’altro in ordine quasi perfetto, alcuni regali ex voto, donati per grazia ricevuti a testimonianza di credenze e superstizioni.

 



L’origine di questo cimitero risale al periodo a cavallo tra XVI o XVII sec. In quegli anni si erano verificati eventi terribili per la città, catastrofi: rivolte popolari, carestie, terremoti, eruzioni del Vesuvio, e epidemie.

Infatti su un popolazione di 400.000 anime, morirono in quegli anni più della metà.

 



Nei cimiteri non c’era posto per tutti, né per nobili e ricchi nelle chiese, tutti i cadaveri furono depositati, senza alcuna differenza, nelle cave extra moenia, compresa quella delle Fontanelle.

In seguito a causa di inondazioni della lava dei vergini che allagarono la Cava tutti gli scheletri furono scaraventati fuori nelle strade, e fu difficile ricomporli, così tutte le ossa e i teschi furono ammassati nella cava.




Alla metà del XVIII sec, 1765, il cimitero fu destinato alla sepoltura delle salme” della bassa popolazione”.

Negli anni ’70 del XX sec. fu chiuso dal Cardinale di Napoli perché era diventato un esagerato luogo di culto pagano. La gente pregava per le “anime pezzentelle” (anime povere), che venivano considerate un mezzo di comunicazione tra vivi e morti, tra la terra e l’aldilà.

Un teschio “capuzzella” qualsiasi veniva adottato divenendo parte della famiglia del devoto, gli si dava un nome, una storia e un ruolo, e con lui si parlava, si pregava e ci si raccomandava per una grazia e un miracolo, offrendo doni, collane, bigliettini, lumini, oggetti lasciati in segno di devozione e ringraziamento.




Lo spirito si manifestava attraverso il sogno e chiedeva che gli venissero rivolte delle preghiere per lenire le pene del purgatorio, in cambio consigliava numeri da giocare al lotto o altre grazie. 

Se il miracolo avveniva il teschio veniva onorato dandogli una degna sepoltura in una teca di vetro o di legno, altrimenti se il miracolo non avveniva veniva abbandonato e scelta un’altra capuzzella con la quale il devoto iniziava la stessa trafila.




Questi riti, vengono svolti anche ai giorni nostri. 

Tra i teschi più famosi del cimitero c’è quello del Capitano posto in una teca di vetro, molto venerato da tanti devoti. Si riconosce dall’orbita oculare nera.


Il Capitano 


La leggenda narra di una ragazza molto devota a un teschio che si diceva fosse di un ufficiale, andava a visitarlo, lo pregava di accontentarla e di concedere grazie. Il fidanzato della ragazza geloso, un giorno decise di seguirla, armato di un bastone. Entrato nel cimitero e preso dalla rabbia colpì il teschio infilando il bastone in un occhio e per deriderlo lo invitò al loro matrimonio.

Qualche tempo dopo, nel giorno delle nozze, apparve un invitato in divisa militare e nessuno lo conosceva. Lo sposo allora gli aveva chiesto chi era e il soldato gli rispose che era stato invitato proprio da lui. Così si spogliò e si mostrò per quel che era, uno scheletro. Alla vista dello scheletro i due sposi morirono sul colpo, e la leggenda vuole che siano conservati nel cimitero delle Fontanelle.

 

I due Sposi


Altro personaggio famoso è quello di Donna Concetta detta anche ‘a capa che suda.

Si trova in una teca di legno ed è l’unico teschio sempre lucido e pulito, mentre tutti gli altri sono ricoperti di polvere.


Donna Concetta

Questa sua peculiarità sembra sia una reazione all’umidità del luogo, ma per i fedeli quell’umidità è il sudore dell’anima di donna Concetta.
La tradizione vuole che donna Concetta esaudisca delle grazie e per assicurarsi se ciò avverrà, basta toccarla e verificare se la propria mano si bagna. Donna Concetta è oggetto della devozione delle donne per trovare marito.

Addentrandoci nella cava si scorge un raggio di luce che illumina l’inquietante statua decapitata di San Vincenzo Ferrer conosciuto come “il Monacone”. Vestito con l’abito domenicano con al posto della testa un teschio.

 

Il Monacone 


Vicino al Monacone c’è la coppia nobile dei coniugi Carafa, gli unici scheletri non anonimi del cimitero, sono posti all’interno di una bara, ancora vestiti. Il teschio della moglie, donna Margherita è mummificato e ha la bocca spalancata, da qui si dice che sia morta soffocata da uno gnocco.

 

Donna Margherita Carafa


Poi c’è Pascale o’ capa, famoso per dare i numeri vincenti al gioco del lotto.

Ogni angolo, ogni corridoio del Cimitero delle Fontanelle è ricco di storia, aneddoti, leggende e tanti personaggi di ogni genere, donne, uomini, cavalieri morti in combattimento, ma anche bambini, arricchiscono questo luogo incredibile.

 

La grande Cappella ossoteca




Appena entrata l’impatto è stato molto forte e macabro, ma poi passeggiare in questo luogo suggestivo e indimenticabile diventa una sorta di meditazione silenziosa e serena.

Non c’è più spazio per l’inquietudine iniziale, prendi confidenza con le “capuzzelle” e hai la sensazione che ti parlino, si raccontino, ti vengano incontro e ti osservino.







Si mi sentivo osservata e accompagnata nella visita da tutte queste anime, era una sorta di condivisione spirituale e uno stare in “sospeso” tra il regno dei vivi e quello dei morti.

In questa fusione tra sacro e profano, in questo cimitero luogo di memoria, si percepisce la vita, una strana e viva energia che proviene dalle anime che anche se morte continuano comunque a vivere.


lunedì 24 agosto 2020

LA MAGIA SELVAGGIA DELLE EGADI

 


Siamo arrivati a Favignana da Trapani in aliscafo e qui un’esplosione di bellezza, di colori e un vento caldissimo ci ha accolto.

Favignana, che anticamente veniva chiamata Aegusa “l’isola delle capre” per le numerose capre selvatiche che pascolavano nell’isola. L’attuale nome deriva da Favonio che è il nome del vento caldo che soffia sull’isola.  


Favignana 


E’ la più grande delle isole e ha una storia millenaria, infatti nelle grotte ci sono ancora tracce di antichissimi insediamenti umani, in seguito fu abitata dai greci, fenici, romani, saraceni, normanni. Dall’epoca normanna in poi ha fatto parte del Regno di Sicilia e successivamente con i Borbone del Regno delle Due Sicilie. Con i Borbone è stata soprattutto utilizzata come luogo di detenzione e di confino. 

Dominata dal Monte Santa Caterina dove si trova l’omonimo Forte di epoca normanna. 


Monte S.Caterina e Forte


Isola brulla con la tipica macchia mediterranea, i suoi colori sono le tante nuance di ocra della terra e del tufo, di verdi e di azzurri del mare e del cielo, il bianco delle tipiche case con porte e finestre colorate.



Favignana

L’isola farfalla, così la poetica definizione che ne diede il pittore siciliano Salvatore Fiume per la sua forma che evoca una farfalla adagiata sul mare,  è piccola e la si gira in poco tempo e con facilità, ideale noleggiare una bicicletta o uno scooter come abbiamo fatto noi. Le strade sono sicure ma alcune, quelle che portano alle spiagge più selvagge, sono sterrate.




Il paesaggio ha ancora il fascino del tempo passato, in alcune zone si ha l’impressione che l’uomo non sia ancora arrivato tanto sono primitive e deserte, cespugli di finocchietto, capperi, timo, rosmarino, fico d’india profumano l’aria di aromi incantevoli e il vento caldo è quasi sempre presente.

 

Favignana


Abbiamo alloggiato in una tipica casa in un vicolo del centro storico di Favignana e qui ogni mattina un meraviglioso profumo di pane e dolci appena sfornati arrivava sin dentro casa. Già dalla mattina presto questo forno divenne il nostro appuntamento per la colazione. 

Abbiamo vissuto l’isola in armonia con la sua semplicità, tranquillità e con i suoi ritmi lenti. Vivendo il mare, bellissimo e trasparente ovunque, dalle sfumature di turchese incredibili, con splendidi fondali e grotte perfetto per fare snorkeling o immersioni, mi è capitato spesso, facendo snorkeling, di incontrare dei pesci barracuda.


Cala Azzurra


E poi le spiagge e le suggestive calette selvagge come Cala Azzurra, Lido Burrone, i Calamoni, Punta Sottile, Bue Marino perfetta per i tuffi, la mia preferita è Cala Rossa tra rocce e sabbia. Tutto l’arcipelago delle Egadi è Riserva Marina.

 


Cala Rossa 

Favignana è fatta di tufo, infatti bellissime cave di tufo, che assomigliano a suggestive cattedrali, si trovano a Cala Rossa e Bue Marino.


Cave di tufo


L’estrazione del tufo sin dai tempi dell’epoca Romana è stata una delle principali fonti di reddito dell’isola. In seguito le cave vennero dismesse e trasformate in orti e giardini ipogei dove si coltivano ortaggi e diversi alberi da frutto.


Giardino Ipogeo


Molto suggestiva la visita in questo paradiso, in una perfetta armonia tra pietra e vegetazione. Un luogo pieno di fascino e di pace.

 Passeggiare nel centro storico di Favignana si respira un’atmosfera d’altri tempi, le tipiche case, i vicoli e le strade lastricate in pietra, i caratteristici negozi e botteghe di artigianato e i ristorantini, il piccolo porto dove si può acquistare il pesce dai pescatori, qui il tempo scorre lento e tranquillo.


Piazza Madrice


E di fronte al porto c’è la Tonnara ex stabilimento Florio per la lavorazione del tonno, ottimo esempio di archeologia industriale, oggi trasformata in museo che custodisce la storia dell’isola, e poi c’è il palazzo Florio un gioiello in stile neogotico, appartenuto all’omonima famiglia, oggi sede della biblioteca.


Palazzo Florio



Tonnara


E poi le Chiese e il forte San Giacomo e quello di Santa Caterina in cima alla montagna, ora purtroppo abbandonato, faticosa la salita ma ripagata dallo splendido panorama su tutto l’arcipelago. 

L’area archeologica di San Nicola con le tracce di necropoli e le grotte dove sono stati trovati importanti reperti e graffiti. 

Inoltre sul porto ci sono i barcaioli che organizzano escursioni in barca facendo conoscere Favignana dal mare, con le innumerevoli grotte e calette che si trovano lungo la costa non accessibili da terra. Pranzo a bordo con buonissime bruschette e pane cunzatu, racconti di storie e leggende dell’isola e poi immancabile un tuffo nel mare profondo e azzurro. 


Grotte


E poi tra mare, sole, escursioni e giri in barca c’è l’invitante cucina egadina, predomina il pesce, i fritti con i mitici arancini, il cous-cous, la pasta fresca condita in tanti modi, il pane cunzatu imbottito con diversi ingredienti e poi i dolci: la cassatella, una mezzaluna imbottita di ricotta e cioccolato, e poi granite, cannoli e paste di mandorla.






Insomma un tripudio di bellezze naturali-culturali e culinarie che fanno di Favignana una meta da sogno.

 


A R E T T I M O 



Marettimo



Marettimo è “fuori dal mondo“, l’impressione è quella di isola disabitata, un pugno di case bianche ai piedi della montagna e un piccolo porticciolo ti accolgono quando arrivi.


Marettimo


Abbiamo raggiunto Marettimo da Favignana con un barcaiolo che ci ha portato alla scoperta delle grotte marine e dell’isola, in assoluto la più selvaggia, incontaminata e la più lontana delle Egadi.

Un paradiso naturale con scogliere, grotte bellissime e fondali mozzafiato.  


Grotte


A Marettimo non ci sono strade, qui non circolano auto, ci si sposta a piedi, ci sono piccoli vicoli, mulattiere e sentieri. A Marettimo non c’è nulla, ma c’è l’essenziale e questo è il suo fascino.  L’isola è una montagna, rocciosa e con coste inospitali, primitiva, solitaria e questo la rende ancora più coinvolgente, un’emozione unica!  Peccato esserci fermati solo un giorno.


 

 L E V A N Z O 



Levanzo


Levanzo è la più piccola e appartata delle Egadi e anche qui, quando arrivi, un minuscolo e incantevole borgo, il porticciolo, i pescatori, il mare limpido e alle spalle la roccia della montagna, ti accolgono e ti riportano a suggestioni arcaiche e misteriose.



Grotta del Genovese

Abbiamo trascorso una giornata a Levanzo tra escursioni in barca lungo la costa visitando le numerose grotte marine e soprattutto la famosa “grotta del genovese“ che conserva graffiti e pitture del paleolitico e neolitico, abbiamo nuotato tra acque e fondali caraibici  e poi ci siamo concessi una passeggiata tra i pochi vicoli del paese in un’atmosfera fuori dal tempo, anche  qui non ci sono auto, un negozio di alimentari, un forno, un ristorante e poco altro. L’essenziale per vivere con meno e per vivere meglio in questa isola silenziosa e magica.


Vicoli



Cala Levanzo 


Favignana, Marettimo e Levanzo sono tre perle in perfetta fusione con la terra, il mare, il sole, il vento che ti abbracciano in un’atmosfera di pace e spirito zen.

 

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“Alberi tra cielo e terra” è una mostra itinerante tra Castelli e Palazzi storici del Friuli. Nel giugno 2024 la prima esposizione si è s...