lunedì 2 luglio 2012

PENSIERI SUI GATTI




Ciro



Poiché ognuno di noi ha una sola vita,
perchè non decidere di passarla con un gatto?
(Robert Stearns)

Ogni vita dovrebbe avere sette gatti.
(Anonimo)

Un piccolo gatto trasforma
il ritorno in una casa vuota
nel ritorno a casa.
(Pam Brown)



Ciro


Perché i gatti diventano i compagni degli umani?
Perché non hanno niente in comune:

Niente da invidiarsi,
Niente da contendersi,
Niente da dirsi.

Poiché né gli uni né gli altri s'aspettano qualcosa
Sono sempre soddisfatti gli uni degli altri.
Il gatto non cercava niente in particolare
E avrebbe mangiato comunque il topino.
L'umano non guardava niente di speciale
E il gatto gli saltò giusto in grembo.

Niente li aveva portati a essere insieme;
Niente può portarli a separarsi.
(Henry Beard)


Un gatto non vuole che tutto il mondo lo ami,
solo quelli che lui ha scelto di amare.
(Helen Thompson)



Vivete in un appartamento in cui siete assenti per molte ore al giorno? Non vi consiglio di accogliere in casa vostra un cane, e il perchè è presto detto. Quando era ancora un lupo, il cane viveva in gruppo, e ha conservato un suo certo bisogno di stare insieme, in parole povere di socializzare. Il cane, lasciato solo in casa, soffre...
Vi prescrivo, nel vostro caso, di puntare piuttosto all'adozione di un gatto. Difatti, il micio, allo stato selvatico, è un animale solitario, che, a parte gli incontri sessuali, e l'allevamento dei piccoli, se ne sta per i fatti suoi, e quindi non soffre di solitudine. Certo, vi aspetta con impazienza, perchè vi ama, ma non ha la bruciante necessità di compagnia del cane, che è, per così dire, iscritta nel suo patrimonio genetico. Tra l'altro il gatto, se ha ben mangiato, e se si trova in un luogo dove nessun pericolo lo minaccia, il vostro appartamento insomma!, si fa, delle penichelle interminabili che durano fino a sedici ore al giorno. E sogna perdutamente, non si sa cosa, ma sogna, forse le foreste delle sue origini, dove scorrazzava libero, e probabilmente più felice.
L'unico inconveniente è che se lui dorme a lungo durante il giorno, quando voi siete al lavoro, di notte - si tratta di un animale da abitudini crepuscolari e notturne - può decidere che, arzillo e riposato com'è, dovete giocare, oppure vi assedia per ricevere delle coccole, e così via, sottoponendovi ad una insonnia per eccesso di affetto. Ebbene, ogni amicizia comporta qualche seccatura, e la si sopporti di buon grado che ne vale la pena!
(Giorgio Celli - Etologia di un'amicizia)


Mi era stato detto che l'addomesticamento con i gatti è molto difficile.
Non è vero. Il mio mi ha addomesticato in un paio di giorni.
(Bill Dana)


I gatti riconoscono in maniera infallibile
il momento della concentrazione totale
e si intromettono tra essa e te.
(Theophile Gautier)



Ciro

I gatti sanno calcolare con matematica precisione
il luogo esatto nel quale daranno più disturbo
se vi si siederanno.
(Pam Brown)


I gatti non cessano mai di stupirmi per la loro intelligenza, e la loro capacità di percepire gli umori dell'uomo che pensa di essere il loro padrone, e di sicuro non viene riconosciuto come tale, o che crede di essere il loro amico, e di sicuro viene ricambiato con uguale amicizia.
(Giorgio Celli - Etologia di un'amicizia)


I gatti capiscono ogni singola parola che noi non diciamo.
(Matt Malloy)



L'inconveniente di dividere il proprio letto con i gatti
è che loro preferiscono dormire sopra di te,
piuttosto che accanto a te.
(Pam Brown)


Un gatto ti permette di dormire sul letto.
Sull'orlo.
(Jenny De Vries)


Non mi dispiace che il gatto rivendichi un proprio spazio.
A meno che il suo spazio non sia il centro della mia schiena
alle quattro del mattino.
(Maynard Good Stoddard)


Il momento per accarezzare un gatto è quando sta mangiando. E non è certo il momento per accarezzare il cane. Accarezzare un gatto che dorme va bene. Si stira e fa le fusa nel sonno. Il can che dorme, meglio non toccarlo.
(William S. Burroughs)


Ciro

Se ad un gatto dici "Alleluia", la parola non stimolerà nessun gruppo di nervi connessi ad altri e quindi il gatto non mostrerà nessun segno di consapevolezza. Ma se dici "Carne", il gatto correrà da te in un attimo...
(Samuel Butler)


Una volta possedevo una gatta che aveva l'abitudine di seguirmi ovunque, tanto che la cosa era diventata piuttosto imbarazzante e io dovevo pregarla di farmi il favore personale di non accompagnarmi oltre High Street.
Aspettava sempre il mio ritorno a casa seduta all'ingresso. Mi faceva sentire come un uomo sposato, con l'unica eccezione che non mi chiedeva dove fossi stato, senza peraltro credermi se glielo avessi detto.
(Jerome K. Jerome)


Madame Théophile non aveva mai visto un pappagallo...
Immobile come un gatto egizio imbalsamato nelle sue bende guardava l'uccello con un'aria di profonda meditazione, cercando di riordinare tutte le nozioni di storia naturale che era stata in grado di raccogliere sui tetti, in giardino oppure nell'orto. L'ombra dei suoi pensieri attraversò il suo sguardo opalescente in cui potemmo leggere questo sunto delle sue investigazioni: "Si tratta senza dubbio di un pollo verde". Il pappagallo seguiva i movimenti del gatto con un'ansia febbrile...
Madame Théophile si era impercettibilmente avvicinata. ...
Improvvisamente inarcò la schiena e con un salto elastico e vigoroso si sollevò sull'asta. Il pappagallo percependo il pericolo, esclamò subito con una voce roca, solenne e profonda ... : "Hai fatto colazione, Jacquot?". Questa frase fece indietreggiare di colpo la gatta, presa da un terrore indicibile. Tutte le sue idee ornitologiche furono sconvolte. ...
La faccia della gatta esprimeva chiaramente il seguente pensiero: "Non è un uccello; è un uomo: sta parlando!". Gettò su di noi uno sguardo interrogativo e non ritenendosi soddisfatta della nostra risposta andò a nascondersi sotto il letto, da dove fu impossibile farla uscire per il resto della giornata.
(Théophile Gautier)


[Un gatto] è l'emblema dell'irrequietezza e della pazienza allo stesso tempo.
Un gatto irrequieto non resta nello stesso posto più di un filo di seta che viene sospinto avanti e indietro da un alito di vento.
Un gatto di guardia resta immobile come la morte al suo posto di osservazione e né la fame, né la sete possono distrarlo dalla sua meditazione.
(Alexandre Dumas)




Il gattino, stabilisce con la madre un lungo rapporto, mediante il quale impara da lei, per dir così, "a stare al mondo". ... Si direbbe, così, che i mici restano segnati in perpetuo da questa interazione prolungata, e didattica, con la madre, e soprattutto se sono stati separati da lei precocemente, per tutta la vita non soltanto si ricordano di mamma, ma nei momenti di più acuta nostalgia, recitano una specie di commedia dei miraggi, che io ho battezzato "del gatto mammista".
... Siete, per esempio, distesi sul letto, decisi a prendere sonno nella maniera più sollecita possibile. Il vostro gatto si avvicina facendo ron-ron a gola spiegata, si distende accanto a voi e si mette a succhiare beatamente una piega del vostro pigiama, mentre con le zampine anteriori, dita divaricate e unghie in fuori, vi preme con movimento alterno la spalla. Che cosa sta facendo? Semplice, sta recitando per l'appunto quella commedia di cui sopra: finge, in altre parole, di prendere il latte, in un momento di vertiginosa regressione all'infanzia più remota. ... Questa recita può protrarsi anche per una decina di minuti. Dopo di che, il gatto, che è andato alla ricerca del tempo perduto, sembra svegliarsi dalla sua fantasticheria onirica, vi fissa come stupito, e se ne va. 
Insomma, il gatto è una versione a quattro zampe di Peter Pan.
(Giorgio Celli - Etologia di un'amicizia)






Ciro



Dopo aver rimproverato il proprio gatto,
se lo si guarda negli occhi,
si è afferrati dal tremendo sospetto
che abbia capito ogni parola
e che la terra a mente.
(Charlotte Gray)


Nel comportamento del gatto di casa c'è un mistero, che gli etologi stentano a spiegare, e che, a conti fatti, non spiegano per niente. Quando la gatta deve partorire, beh, ci credereste?, ha spesso l'abitudine di chiedere aiuto al padrone. Emette dei miagolii intermittenti, di tono elevato, e guarda fissamente il suo amico, o la sua amica a due gambe, come se sollecitasse una rassicurazione e un aiuto in quel frangente. In particolar modo nelle micie che affrontano il parto per la prima volta, la paura, per così dire, sembra fare novanta!
Dopo essersi lamentate a distanza ravvicinata, quando vi sedete la gatta vi salta in braccio, e si mette a ronfare intensamente, trasformando la richiesta di attenzione e di ausilio dal miagolio lamentoso alle fusa suonate a perdifiato.
Ricordo una mia gatta di tanti anni fa, che una bella notte, contrariamente alle sue abitudini, salì sul letto, mi svegliò ronfando e spingendo la testa contro la mia spalla, e una decina di minuti dopo mi scodellò il primo di tre gattini quasi sul guanciale, mentre io continuavo ad accarezzarla. La trasferii in un bel cestino tappezzato d'ovatta, dove gli altri due micini vennero alla luce, ma la gatta, guardandomi con occhi supplichevoli, sembrò pregarmi per tutto il tempo di non andare via, di restare lì, buono buono, a tenerle compagnia. Questo comportamento è da considerarsi, dal punto dell'etologia della specie, completamente nuovo. In natura, difatti, le gatte, quando è giunto il momento di metter al mondo i loro piccoli ... si nascondono in un ricovero possibilmente inespugnabile e partoriscono in completa solitudine. E allora? Beh, si tratta, probabilmente, di un adattamento recentissimo delle micie determinato dal nuovo rapporto che si è instaurato con l'uomo, un rapporto fondato sull'affetto e la reciproca confidenza. A chi chiedere aiuto se non a un amico!
(Giorgio Celli - Etologia di un'amicizia)



I gatti sono creature strane e, come è noto, molto schizzinose. Per loro il posto dove vanno in bagno è importante quasi quanto il cibo che mangiano. L'atto stesso di evacuare è un'opera d'arte cinestetica, un balletto con passi e piroette semiprogrammati. Un gatto soddisfatto entra nella cassetta con decisione, sceglie con cura il punto giusto, poi, scavata una piccola buca nella sabbia, si gira, vi posiziona sopra il sedere, e voilà! Le zampe rimangono saldamente piantate nella cassetta per tutto il tempo necessario a compiere queste abili manovre che richiedono palesemente grande esperienza e notevole concentrazione. Quando ha finito, il gatto ispeziona il frutto delle sue fatiche e spesso lo copre con cura. Infine la bestiola salta fuori dalla cassetta per dedicarsi ad altre attività. Se un gatto non è soddisfatto della sua cassetta, il discorso cambia. Vi si avvicina con esitazione e si accovaccia senza tanti preamboli. Se indugia a cercare un punto pulito nella cassetta, la ricerca è di solito accompagnata da sdegnate scrollatine di zampe, come se stesse cercando di liberarle da qualche sostanza orribile che vi si è appiccicata. Quand'è pronto a evacuare, assume un'espressione sofferta, con le orecchie basse e il corpo teso. Alcuni stanno in equilibrio precario al limite della cassetta nel tentativo di ridurre al minimo il contatto con la sabbia e finiscono per sporgere oltre il bordo con conseguenze vergognose. Una volta finito, questi gatti non indugiano, se ne vanno subito senza coprire niente.

(Nicholas Dodman)



Ciro




E dormiva con me. Al mattino lo trovavo sempre sul letto, vicino alla mia testa. Qualche volta se aveva fame, mi tirava col muso, ma piano, i capelli: aveva dei dentini delicati, mi faceva il solletico gentilmente, e io mi svegliavo e scendevo subito a preparargli il latte.
(Gina Lagorio)



Non è possibile possedere un gatto.
Nella migliore delle ipotesi si può essere con loro soci alla pari.
(Sir Harry Swanson)



Maometto, il profeta dell'Islam, adorava i gatti, ed era stato, da loro, molto bene "educato". Si racconta, infatti, che un giorno, la sua gattina preferita si era addormentata sulla manica della sua vestaglia. Maometto però doveva andarsene, e la gattina continuava a dormire beata. Che fare? Semplice: un servo di casa tagliò la parte di manica su cui sognava l'animale, e l'inviato di Allah se ne andò per le sue faccende, con un pezzo di vestaglia in meno, ma certo felice di non aver turbato il sonno della sua "padroncina". Meglio addomesticato di così.
(Giorgio Celli - La vita segreta dei gatti)



Associandosi ad un gatto, si rischia solo di diventare più ricchi.
(Colette)



Fin da quando era un micio tutto pelo e ronron, Pete aveva elaborato una filosofia molto semplice: io dovevo occuparmi della casa, dei viveri e del Tempo, lui pensava a tutto il resto.
Mi riteneva in particolar modo responsabile delle condizioni atmosferiche. Gli inverni nel Connecticut vanno bene per le cartoline natalizie, e durante quell'inverno Pete provava regolarmente a uscire dalla sua porticina, e regolarmente si rifiutava di andare fuori a causa della sgradevole cosa bianca che c'era all'esterno. Allora veniva verso di me, per pregarmi di aprire una porta normale, convinto che almeno una di esse si aprisse su una bella giornata estiva. Così, tutte le volte io dovevo fare il giro delle undici porte e aprirle in modo che si persuadesse che anche fuori di quelle era inverno. A ogni porta il suo disprezzo per la mia inettitudine aumentava, accresciuto dalla delusione.
Usciva, finalmente, ma stava fuori il tempo necessario a far calare la pressione idraulica nel suo corpo. Quando tornava il ghiaccio rappreso intorno alle zampe risuonava sul pavimento di legno, come se lui calzasse minuscoli zoccoli, e Pete mi lanciava occhiate di fuoco, rifiutandosi di fare le fusa finchè non riusciva a leccare via tutto.
Dopo di ché mi perdonava, fino alla prossima volta. Con tutto questo non rinunciava mai alla sua ricerca di una Porta che si aprisse sull'Estate.
(Robert Heinlein)





Ciro


Un gatto arriva sempre quando lo si chiama,
a meno che non abbia qualcosa di meglio da fare.
(Bill Adler)



Quest'anno avevo deciso di andarmene in Normandia...Già al solo vedermi fare le valigie, il gattone, che ha da tempo capito che cosa quella manovra significhi, è diventato di umore nero: si è messo a fissarmi con gli occhi sbarrati e il respiro un po' affannoso, lanciando, di quando in quando, un flebile gemito. Con il cuore indurito dal miraggio di Deauville me ne sono andato, e il suo ultimo miagolio mi ha inseguito prima sulle scale, poi nella memoria durante tutto il viaggio.
Di quando in quando, dalla Francia, telefonavo ai suoi custodi, e le notizie, ahimé, non erano di natura tale da confortarmi. Il gatto restava prostrato nel suo cestino per tutto il tempo, mangiava poco e tendeva di giorno in giorno a farsi più intrattabile. ...
Cominciai a soffrire d'insonnia, e una sera, dandomi venti volte del cretino, decisi di ritornare notevolmente in anticipo sulle mie tre settimane di vacanza. ... il gatto mi ha accolto tutto "sulle sue". Quando sono entrato in casa mi ha guardato in tralice e, dissimulando una sovrana indifferenza, con il passo di un re costretto dalla sorte avversa all'esilio -ma che sia salvo l'onore!- si è diretto verso il suo cestino e ha finto, proprio così!, ha finto di mettersi a dormire. Gli ho fatto una carezza, più tardi, ... e lui è rimasto rigido e muto, come se volesse farmi ben capire che non poteva impedirmi il gesto, ma che non lo gradiva per nulla....
Per qualche giorno quel figlio di buona gatta mi ha tenuto il broncio, ma io sapevo che non poteva durare.
(Giorgio Celli - La Vita Segreta dei Gatti)



Non appena scrivo le prime frasi, improvvisamente sento che non sono più solo. Compaiono i quattro gatti che ho il piacere di avere con me e di cui scrivo spesso. Amano starmi vicino quando scrivo. A loro non interessa l'argomento, non interessa neppure se, come ora, sto parlando di loro. Per i miei gatti è questione di principio: amano guardare quelli che lavorano. E' un modo per gustarsi maggiormente l'ozio.
(Erich Kastner - I miei gatti tratto da Impronte di Gatto di Detlef Bluhm)


Ciro

Il micio zen sceglie il suo posto e ne prende fermamente possesso.
Il suo possesso del cuscino del divano è come quello di un antico cipresso le cui radici affondano in un dirupo sassoso.
Egli orienta i suoi immensi poteri di concentrazione nel diventare totalmente immobile. Le sue zampe si piantano nel segreto flusso d'energia che fluisce dal centro della terra.
Ogni tentativo di distoglierlo dalla sua posizione sarebbe pura follia, perché egli si è trasformato da piccolo mucchio di pelo in un masso dal peso di molte tonnellate.
Se qualcun altro desidera occupare un posto sul divano, a questi converrà bene che si scelga tutt'altro posto da quello su cui egli sta.
(Henry Beard)



... nelle mattine della domenica, e delle altre feste comandate, quando avete deciso di poltrire un poco tra le lenzuola, e state sonnecchiando, ... se è scoccata, per il felino, l'ora fatale del pasto, non riuscirete mai ad opporvi alle sue pressioni. Il dannato animale salta sul letto, vi suona il suo sassofono fisiologico nell'orecchio, vi manopola con le zampe i fianchi, magari facendovi anche assaporare (ma blandamente!) la punta delle unghie, e alfine miagola, flebile, come chi implori, ormai senza forze, la fine di un orribile, e prolungato digiuno. Insomma, dovete alzarvi, e dirigervi verso il frigorifero, mentre lui vi segue, la coda eretta, strusciandosi contro i vostri polpacci, a rischio di farvi incespicare. Dopo siete ritornati a letto, ma l'incantesimo è rotto, i pensieri di sempre vi hanno ripreso in loro balia. Forse, vi dite, ha già smesso di mangiare. Lo chiamate, per giocare, una, due, tre volte. Niente da fare: l'eminenza grigia della vostra vita è sazia, e se ne sta acciambellata sul divano del salotto.
Adesso è lui che desidera dormire: al contrario di voi, ci riuscirà.
(Giorgio Celli - La Vita Segreta dei Gatti)



Se costretto, un gatto spaventato può attaccare, graffiare o mordere l'avversario anche se in origine non era sua intenzione fargli male. In questo caso i graffi sono più frequenti dei morsi, come può testimoniare ogni veterinario che abbia visitato un gatto senza indossare un paio di guanti pesanti. I morsi sono più caratteristici di un gatto socievole e sicuro di sé che intende lasciare il proprio segno nel mondo.
(Nicholas Dodman)



Il gatto più grasso che abbia mai visto apparteneva a zia Marsha, la zia di mia moglie. Era così enorme che non ci voleva un genio per capire che doveva avere qualche problema. Pesava circa undici chili e dormiva sulla schiena, dando l'impressione di essere una medusa arenata sulla spiaggia. Bonker, così si chiamava il povero gatto, non riusciva quasi a muoversi. L'unica indicazione che quell'oggetto disteso non identificato era un gatto si aveva quando, a un'attenta ispezione della massa, si notava il respiro lento e ritmico e il fremito delle palpebre al rumore del frigorifero che si apriva.
(Nicholas Dodman)



Anche i gatti in sovrappeso conoscono la regola principale: quando si è grassi bisogna assumere pose da magri.
(John Weitz)





Ciro



Cominciando a sperimentare un senso di solitudine e insicurezza, il gatto [anziano] ha capito che l'affetto di un essere umano può risolvere parecchi problemi e, se il padrone è al suo fianco, può demandare a lui, almeno per un po', le decisioni più importanti.
... l'astuto gatto, con stratagemmi pavloviani e la maestria di un addestratore di cani, riesce a ottenere dai suoi padroni tutto ciò che vuole. Ha capito che basta un commovente miagolio per farli accorrere a ogni ora del giorno (e, soprattutto, della notte), pronti a colmarlo di affetto e attenzioni. Perciò, ogni volta che si sentirà un po' insicuro, o nel pieno di un dilemma esistenziale - del tipo: "E' meglio che mi  metta vicino al calorifero o che mi spaparanzi al sole?" - miagolerà in quel modo, perchè sa che i padroni accorreranno e sapranno trovare la soluzione migliore, preparandogli la più confortevole delle cucce o, meglio ancora, prendendolo teneramente in braccio per poi sistemarlo nel suo posticino preferito.
La vecchiaia può avere anche dei vantaggi, specialmente se si impara a miagolare quando e, come si deve...
... I vantaggi dell'avere un gatto anziano sono molti: in generale sembra più tranquillo, equilibrato e sereno di quanto non fosse da giovane; sa quando esserci e quando è meglio defilarsi; e sa adattarsi ai ritmi di casa. Spesso i mici vecchi sono più espansivi, perchè sono riusciti a stabilire con il padrone un rapporto di mutua e profonda comprensione, in cui i bisogni e i codici segreti dell'altro vengono capiti al volo. Un delicato colpetto con la zampa significa che c'è urgente bisogno di un abbraccio, un forte miagolio ci fa notare che la ciotola è vuota, e il sedersi di fronte alla porta è segno che si ha voglia di uscire...
... Per citare le parole di una donna che ha contribuito alla nostra ricerca: "Uno dei vantaggi dell'avere un gatto anziano è il tipo di rapporto che si riesce a costruire nel corso degli anni... in fondo, per addestrare bene un essere umano, ci vuole tempo".
(Claire Bessant)





sabato 9 giugno 2012

Louise Bourgeois- Distruzione del padre Ricostruzione del padre : frasi e scritti

Louise Bourgeois

 

1. All’inizio il mio lavoro è paura di cadere. Più tardi è diventato arte di cadere. Come cadere senza farsi male. Più tardi ancora è arte di stare sospesi, essere duro.

 2. I miei primi ritratti non avevano braccia perché erano inermi. L’assenza di braccia significa che non ci si può difendere. In tale stato si conoscono i propri limiti.

 5. I miei coltelli sono come una lingua: ti amo, ti odio. Se non mi ami, sono pronto ad aggredirti. Sono molto a doppio taglio.

 6. I miei grattacieli non parlano davvero New York. Essi riflettono la condizione umana. Non toccano.









 8. Il colore è più forte della parola. Comunica subliminalmente. L’azzurro rappresenta la pace, la meditazione, la fuga. Il rosso è un’affermazione a tutti i costi – senza riguardo dei pericoli che lo scontro comporta – della contraddizione, dell’aggressione. Simboleggia l’intensità delle emozioni. Il nero è lutto, rimpianto, colpa, ritiro. Il bianco significa ripartire da zero. Rinnovamento, possibilità di ricominciare da capo, assoluta freschezza. Il rosa è femminile. Rappresenta il piacere e l’accettazione di sé.

 9. La spirale è il tentativo di controllare il caos. Ha due direzioni. Dove ci si colloca, alla periferia o al vortice? Cominciare dall’esterno è paura di perdere il controllo; l’avvolgimento è serrarsi, ritirarsi, comprimersi fino a sparire. Cominciare dal centro è affermazione, muoversi verso l’esterno rappresenta il dare e l’abbandonare il controllo; la fiducia, l’energia positiva, la vita stessa.

10. Le spirali – in che direzione andare – rappresentano la fragilità nello spazio. Quel che fa girare il mondo è la paura.








 11. Vari anni fa ho chiamato una mia scultura One and Others . Potrebbe essere il titolo di molti miei lavori successivi: la relazione tra l’individuo e ciò che gli sta intorno è un pensiero che non mi abbandona mai. Può essere casuale o stretta, semplice o complessa, sottile o ottusa. Può essere dolorosa o piacevole. Soprattutto può essere reale o immaginaria. E’ su questo terreno che cresce tutto il mio lavoro. I problemi di realizzazione – tecnici e persino formali e estetici – sono secondari; vengono in un secondo momento e possono essere risolti.

 13. Dagger Child è il bambino in posizione di far male. Ha il potere di ferire la madre. Il coltello è come un piccolo giocattolo.

 19. Quando si soffre, ci si può ritirare e proteggere. Ma la sicurezza della tana (lair, una delle forme ricorrenti nella produzione artistica di L.B.) può anche essere una trappola.









20. Il fallo è per me oggetto di tenerezza. Ha a che fare con la vulnerabilità e la protettività. Dopo tutto ho vissuto con quattro uomini, mio marito e i miei tre figli. Io ero la protettrice. Ho fatto da protettrice anche a mio fratello; lui lo sapeva, ne era cosciente, se ne serviva. Anche se mi sento protettiva nei confronti del fallo, non significa che non ne abbia paura. “Non svegliare il can che dorme.” Si nega la paura con tecniche da domatore di leoni. Pericolo e assenza di paura convivono. Con le donne non c’è pericolo, ma neanche eccitazione. (Vedi Fillette)

 24. Mio padre mi ha tradita non essendo quello che ci si aspettava da lui. Prima di tutto, abbandonandoci per andare in guerra e poi trovando un’altra donna e portandocela in casa. Si tratta semplicemente di regole del gioco e in una famiglia le regole del gioco sono tali che un minimo di rispetto è dovuto.

 29. Io bisogno delle mie memorie. Sono i miei documenti. Li sorveglio con cura. Sono la mia intimità e ne sono immensamente gelosa. Cézanne ha detto: “Sono geloso delle mie piccole sensazioni.” Abbandonarsi ai ricordi e avere la testa tra le nuvole è negativo. Bisogna distinguere tra i ricordi. Siamo noi a andare a loro o sono loro a venire, a noi. Se siamo noi a andare a loro, sprechiamo il nostro tempo. La nostalgia non è produttiva. Se vengono a noi, sono i semi della scultura.

30. Ogni giorno si deve abbandonare il passato o accettarlo e se non si riesce a accettarlo si diventa scultori.

 32. Ho ereditato la razionalità di mia madre e il cuore malato di mio padre.






33. Trovo il passato terribilmente doloroso sebbene ci sia legata. E’ irrisolto. Eppure non ho alcun gusto per la rivisitazione. E’ un paesaggio attraverso cui si è passati e che si è esplorato e superato. Solo il domani è interessante.

 34. Una figlia è una delusione. Se metti al mondo una figlia, devi farti perdonare, così come mia madre è stata perdonata perch6 io ero l’immagine sputata di mio padre. E’ stato il mio primo colpo di fortuna. E’ per questo forse che mi ha trattata come il figlio che aveva sempre voluto. Io ero dotata a sufficienza da soddisfare mio padre. Questo è stato il mio secondo colpo di fortuna. Tutte le figlie odiano le madri. In termini freudiani la figlia accusa la madre per la perdita del pene. Danno la colpa della castrazione alla madre. Sono profondamente grata di non essermi dovuta sottoporre a questa prova. Sarei stata assolutamente incapace di affrontare le critiche di una figlia. I figli stanno sempre dalla parte della madre, a meno che la madre non sia ingiusta nei loro confronti. Vale a dire che gli chieda così tanto da farli crollare. Un sacco di genitori trasformano in carriera il fatto di avere dei figli. Vivono attraverso il figlio e lo distruggono. E’ meglio avere dei genitori che usino i figli come forza lavoro non pagata.

 35. Mio padre provocava in me una continua perdita di autostima. Mia madre rappresentava la fiducia in me stessa. “Non prendertela, sai come sono gli uomini. Dagli ragione, intrattienili; gli uomini sono come bambini.” Mi ha convinta. Era la sua forma di femminismo.

36. Mia madre sedeva al sole per ore a aggiustare arazzi. Le piaceva davvero. Questo senso di riparazione è profondamente radicato dentro di me. Rompo tutto ciò che tocco perché sono violenta. Distruggo le mie amicizie, l’amore, i miei figli. La gente in genere non lo sospetta, ma la crudeltà è presente nel lavoro. Rompo le cose perché ho paura e passo il tempo a riparare. Sono sadica perché ho paura. Eppure la riconciliazione tra persone non funziona mai veramente.








 43. Il dolore è il soggetto di cui mi occupo. Dare significato e forma alla frustrazione e alla sofferenza. A quello che succede al mio corpo va dato un aspetto formale. Si potrebbe quindi dire che il dolore è il riscatto del formalismo.

 46. Esorcizzare fa bene. Cauterizzare, bruciare per guarire. E’ come potare gli alberi. La mia arte è questo. Lo so fare bene.

 47. Non è un’immagine che cerco. Non è un’idea. E’ un’emozione che si vuole ricreare, l’emozione di volere, di dare e di distruggere.

 52. Il potere mi spaventa. Mi rende nervosa. Nella vita reale, mi identifico con la vittima. Ecco perché mi sono dedicata all’arte. Nella mia arte, l’assassino sono io … Il processo consiste nell’andare dal passivo all’attivo. Come artista io sono una persona che ha potere. Nella vita reale, mi sento come un topo dietro al termosifone…

 53. Facendoti da parte, riconoscendo che non hai potere, diventi più di te stesso. Ti vengono idee chi non avresti mai avuto. Nella mia arte, vivo in un mondo che costruisco con le mie stesse mani. Prendo decisioni. Ho potere. Nel mondo reale, non voglio potere.

54. … Dal momento che le paure del passato sono collegate alle funzioni del corpo, esse riappaiono attraverso il corpo. Per me la scultura è il corpo. Il mio corpo è la mia scultura.

 55. La vita dell’artista è negazione del sesso. L’arte nasce dall’incapacità di sedurre. Io sono incapace di farmi amare. L’equazione è davvero sesso e assassinio, sesso e morte.








59. L’arte è sacrificio della vita stessa. L’artista sacrifica la vita all’arte non perché lo voglia, ma perché non può fare altrimenti.

 61 … Il bozzolo ha consumato l’animale. Io sono il bozzolo. Non ho io. Io sono il mio lavoro.

 63. 1 problemi simboleggiano bisogni insoddisfatti. Molta gente ne osserva gli effetti senza avere accesso alle cause che li hanno determinati.

 69. L’artista non attraversa i riti di passaggio. Rimane un bambino privo di innocenza che però non riesce a superare né a rompere i legami. Non è capace di liberarsi dall’inconscio. Un destino tragico.

 70. Tutti gli atti simbolici danno piacere. La gente non lo ammetterà mai.

 71. Un artista mette in scena i suoi problemi. Non c’è comunque cura, perché l’espressione di sé non comporta apprendimento. Lo esclude. Ecco perché si ripete continuamente. A Sisifo piaceva spingere il suo macigno. Era la sua ragione di vita. Era una forma di auto-espressione e non gli ha mai fatto imparare niente. Camus non voleva imparare. Voleva giustificare la sua sofferenza. Io voglio imparare.

 74. … Breton, Lacan e Freud mi hanno delusa. Promettevano la verità e hanno tirato fuori solo teoria. Proprio come mio padre: promettere tanto e mantenere così poco.

 (testi di Louise Bourgeois in “Lapis”, 1996, n.18) Louise Bourgeois: Distruzione del padre. Ricostruzione del padre. Scritti e interviste 1923-2000

venerdì 13 gennaio 2012

LOUISE BOURGEOIS - Le sue Emozioni


Louise Bourgeois, artista che ho sempre amato molto per la personalità curiosa, umile e solitaria, per aver sempre combattuto gli stereotipi e le convenzioni, per essere stata coraggiosa nella vita e anche nella sua attività di artista.
Ho visto alcune sue opere alla Tate Modern di Londra, e una memorabile retrospettiva al Museo di Capodimonte a Napoli nel   dicembre 2008 con  un’esposizione di circa sessanta opere eseguite lungo l’arco di tutta l’attività, incluse due nuove installazioni della celebre serie delle Cells, mai esposte prima.
Lungo tutto il percorso l’impatto emotivo delle opere esposte ha provocato in me forti emozioni, dall’inquietudine ad un’emozione mistica e meditativa, mi sono sentita molto vicina con il pensiero, era come se ci legasse un filo invisibile, ho ritrovato un legame con la sua arte, soprattutto nelle opere dove ha utilizzato le stoffe della sua infanzia, mi sono sentita unita a lei nel coraggio di affrontare le ansie e le paure, nella complessa ricerca di ricostruzione e nella ricerca di una verità in un viaggio svolto all’interno di se stessi .


























Nell’agosto 2010 ho visitato la mostra The Fabric Works a Venezia presso la Fondazione Emilio Vedova, la mostra presentava opere in gran parte sconosciute fatte di tessuto e una ricca serie di disegni creati tra il 2002 e il 2008. Principalmente montaggi, collage e assemblaggi di pezzi di suoi vestiti e biancheria. Queste opere presentavano caratteristiche morbide, colorate, gioiose osservandole si percepiva la raggiunta rigenerazione e distanza rispetto ai suoi ricordi.



























In questa mostra di Venezia, ho trovato finalmente una Louise Bourgeois dolce, finalmente libera e felice e questo è stato un elogio alla vita, un messaggio di entusiasmo e di ottimismo a non mollare mai.
Insomma da Napoli a Venezia è stato un percorso in cui si è raccontata la condizione esistenziale tormentata di un’artista, che incarna la figura di figlia - donna – moglie – madre, storie in cui ci si può identificare perché sono poi comuni a tutti gli esseri umani e spesso sono chiuse in cassaforte dentro di noi.


 































Louise Bourgeois nasce a Parigi nel 1911. "Nacqui il giorno di natale, rovinando la festa a tutti quanti. Mentre erano intenti a gustare ostriche e champagne, ecco che arrivo io. Mi piantarono in asso. Oggi riesco a raffigurarmi quell'evento ridicolo...non accuso nessuno. E' quindi un senso di sconfitta quello che motiva il mio lavoro, una volontà di rimediare al danno che è stato fatto...non di paura, ma del trauma dell'abbandono." Si ritrovò affibbiata un nome maschile (perché ovviamente i genitori desideravano un erede, non una femminuccia).



























Prima di lei nacquero due femmine e dopo di lei, finalmente il maschio.
Affermerà "Ho sempre sentito di dover fare un grande sforzo per farmi perdonare il fatto di essere femmina"
Il senso di solitudine e di abbandono l’accompagnerà per tutta la vita e dominerà la sua arte.
Nasce in una famiglia di restauratori di arazzi "io avevo il compito di riparare i piedini che si consumavano prima, poi dovevo anche tagliare i genitali dei cupido che gli acquirenti americani, puritani, non volevano vedere in salotto. Mia madre, che era una donna puritana, li tagliava e li metteva tutti insieme in un cesto: un cesto di piccoli peni. Io cucivo al loro posto dei fiori."




























L’infanzia è caratterizzata dal complicato e tormentato rapporto con il padre che abbandona la famiglia per partecipare alla Prima Guerra Mondiale, dove fu ferito.
Venne trascinata per mesi dalla madre, nei vari ospedali in cerca del padre, in questo girovagare viene continuamente in contatto con la sofferenza e con il dolore, che poi si ritroverà nelle sue sculture.
Louise è convinta che il padre non tornerà più e quindi in lei cresce sempre di più il senso di abbandono, il padre, comunque alla fine della guerra tornerà a casa sempre più prepotente, colpendo fortemente la sensibilità di Louise, provocandone una continua perdita di autostima.




































La Bourgeois racconta di un episodio della sua infanzia in cui suo padre intagliò la buccia di un mandarino e la staccò dal frutto, in modo da creare un pupazzetto con un pene eretto. Per poi rivolgersi ai commensali: "Mi dispiace che mia figlia non possa esibire una simile bellezza. Lei, è ovvio, lì non ha granché".

Dopo il racconto Louise siede immobile e a stento trattiene le lacrime: "A distanza di tanti anni, l'episodio è ancora così vivo nei miei ricordi. Come fosse successo ieri. Cosa possono fare i bambini, la notte, se non piangere, piangere? Anche se è inutile: i genitori arrivano con uno specchio e dicono 'guarda come sei brutta quando piangi”.


























Nel 1974 la Bourgeois realizzerà l’opera The Destruction of the father, dove comporrà in una specie di grotta, poco illuminata, una serie di forme organiche (organi genitali, cavità, protuberanze rigonfie), che formano un paesaggio inquietante. Al centro, Louise racconta che è situato il padre, su un tavolo da pranzo, smembrato e ridotto a pezzi.
In questa opera viene affrontata la paura, un altro dei temi che tornano nella produzione.
Il padre non aveva pudore nei suoi riguardi e la portava con sé al bordello lasciandola fuori ad aspettare, aveva molte amanti ed una, l'insegnante di inglese dei figli, viveva in famiglia.
Louise da una parte si sente tradita dal padre, dall'altra, dalla stessa insegnante. Ma soprattutto inizia ad essere consapevole di quello che la famiglia può nascondere per convenzioni e stereotipi, compromessi e menzogne che vengono messi in atto per celare la vera realtà.
"Per dieci anni ho visto lo sguardo muto di mia madre , ho odiato mio padre per quella sua violenza inaudita su di noi. La famiglia può essere disseminata di ghigliottine".
Una sua scultura degli anni '90 Cell-Choisy raffigura la casa della sua infanzia, ingabbiata da una rete metallica e sovrastata da un'imponente ghigliottina.
"A farmi lavorare è la rabbia - dice Louise - e la memoria mi aiuta a capire perchè mi sento come mi sento e faccio quello che faccio. bisogna essere accurati nei ricordi. L'obiettivo è rintracciare la fonte della propria ansia. In questo consiste la psicoanalisi e a questo mi serve la scultura."
Con la madre, ha invece un bellissimo rapporto molto profondo e intenso.



































La madre è stata una figura forte, consapevole, presente eppure allo stesso tempo colpevole e debole, una madre importante per la conduzione e il mantenimento della famiglia, ma anche molto dipendente dal marito tanto da accettare in casa la presenza di una tata amante del padre.
" Mia madre sedeva al sole per ore ad aggiustare arazzi. Le piaceva davvero. Questo senso di riparazione è profondamente radicato dentro di me. Lei era la mia migliore amica” .
Alla fine del 1990 Louise ha iniziato ad utilizzare il ragno come immagine centrale nella sua arte, chiamerà Maman enormi ragni di bronzo, un'ode alla madre, come racconta lei stessa nella ormai famosa spiegazione dell'opera: "Come un ragno, mia madre era una tessitrice Come i ragni, mia madre era molto brava, paziente, delicata, un’amica in cui cercare protezione. Lei era intelligente, paziente, opportuna, utile e ragionevole. Era indispensabile come un ragno." I ragni sono presenze amichevoli che mangiano le zanzare. Sappiamo che le zanzare diffondono malattie e per questo sono indesiderati. Così, i ragni sono protettivi e pronti, proprio come mia madre”.




































Il rapporto con la madre è così intenso che quando la madre muore nel 1932 Louise tenta il suicidio gettandosi in un fiume.
Nel 1932 si iscrive alla Sorbonne per studiare matematica, ma l’anno seguente cambia indirizzo di studi per dedicarsi all’arte. Viene accetta all’École des Beaux-Arts, ma delusa dall’ambiente formale ed accademico continua gli studi seguendo lezioni private alla Académie Ranson, Académie Julian, Académie de la Grande-Chaumière, e lavorando negli studi di vari artisti a Montparnasse e Montmartre. Nel 1938 sposa lo storico dell’arte americano Robert Goldwater e insieme a lui emigra negli Stati Uniti stabilendosi a New York, dove continuerà gli studi.
























































Dopo gli inizi come pittrice e nelle incisioni, negli anni Quaranta rivolge la sua attenzione alla scultura, e inizia a fare le prime mostre.
Tra il 1938 e il 1947, realizza una serie di dipinti Le femmes-maisons e anche molti disegni: sono figure inquietanti che mostrano feti che escono dalla bocca, gravidanze, parti, figure infantili confinate da volti adulti.
Altro suo tormento è stata l’esperienza della maternità, combattuta tra un senso di inadeguatezza e amore profondo. Ha sempre avuto paura di non essere fertile tanto da adottare un bambino appena sposata . In seguito le sarebbero nati due figli.
Nelle opere The Woven Child , ha creato una madre che è senza testa e senza arti, un torso mosaico di tessuto cucito crudamente che non abbraccia né guarda il bambino; in Do not abandoned me, ferma il momento in cui il bambino viene espulso dal corpo della madre.
Sono entrambe figure in tessuto (tra cui resti di indumenti, biancheria, asciugamani di proprietà), materiale carico di calore, intimità.
Nel 1945, tiene la sua prima mostra con 12 dipinti incentrati sul tema della figura della donna. Un tema mai abbandonato, anche negli anni d' influenza femminista.
























Nel 1947 produce un ciclo di incisioni dal titolo He disapperead into complete silente, forme verticali, geometriche, sembrano corpi con al posto della testa una casa, a volte dalle finestre escono braccia che si protendono verso l’esterno in cerca di qualche cosa, dal tetto escono ciocche di capelli che l’artista vede come pensieri che chiama “ piume”.
Nel '51, suo padre muore e Louise entra in depressione, passa le giornate a letto e per un decennio non fa più una mostra. Riprende solo negli Anni '60.
























Nei primi anni Cinquanta realizza la serie Personaggi, 24 totem di legno con i quali vuole ricordare gli amici lasciati a Parigi e che non vede da più di dieci anni. E lo fa da New York, riproponendo le strutture dei grattacieli che distinguono la città.
Negli anni successivi sperimenta materiali sempre nuovi come plastica, latex e resine. Nel 1967 durante un soggiorno in Italia a Pietrasanta , scopre il marmo, con il quale, realizza i cumuls, sovrapposizioni di protuberanze falliche, ma anche di seni materni.
Negli anni Sessanta comincia a eseguire i suoi lavori in rame, bronzo, e pietra, e gli stessi pezzi diventano più grandi, e più legati a quello che è diventato il tema dominante del suo lavoro: la sua infanzia.






















































































Nel '73 muore il marito.
Nel 1980 nascono le “celle”, piccoli ambienti domestici, realizzati con materiale di scarto o collezioni di oggetti personali.
Allo spettatore è negato l’accesso, può solo spiarne l’interno, in un atto voyeuristico. Cells viene interpretato come cella di punizione, prigione, manicomio o convento, ma anche la cellula che compone il corpo umano. Sono le opere più intime di Bourgeois, le celle riproducono la casa dell’infanzia, la stanza dei bambini e la stanza dei genitori. Sono ambienti di un panorama familiare che lega insieme i ricordi passati, e che rappresentano differenti tipi di dolore, il dolore fisico, emozionale , mentale e intellettuale.
Rimasta a lungo nota ad una ristretta cerchia di critici e conoscitori, nel 1982, con la prima mostra dedicata ad una donna al Moma di New York, raggiunge il successo.






















Nel 1993 le viene assegnato il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia, dove è chiamata a rappresentare gli Stati Uniti .
Alla fine del 1990, inizia a produrre straordinarie opere scultoree e bidimensionali in tessuto, resti di stoffa riciclata in figure, colonne, e libri.
La sua lunga attività fu influenzata dai numerosi movimenti artistici, dal surrealismo all’espressionismo astratto e dal minimalismo, sperimentando continuamente e creando un suo linguaggio personale.
E’ stata un’artista feconda, solitaria, indifferente alle mode, ha spaziato tra tecniche e materiali diversi come il legno, il rame, il bronzo, il marmo, i tessuti (molti tessuti appartenevano a vestiti materni), il ferro, il gesso e il lattice.

































La sua arte ha seguito un linguaggio autobiografico, è basata sull’emozione, legata alle esperienze vissute soprattutto da bambina, le sue opere rispecchiano i temi delle relazioni familiari, dell’abbandono, della maternità e del sesso.
Nelle sue opere, e soprattutto il corpo spesso mutilato è uno dei soggetti principali della sua creazione artistica, si può leggere tutta l’angoscia, la rabbia, la gelosia, la solitudine, le ossessioni erotiche, ma anche la vitalità, la continua ricerca attraverso l’arte di esorcizzare il suo passato, dando alle sue paure e ansie una forma e un senso fisico, per affrontarle nuovamente e quindi guardarle in maniera distaccata.
Louise Bourgeois negli anni ha guidato lo spettatore lungo faticosi e sofferti viaggi biografici, viaggi nei quali comunque ognuno si può identificare .
Tuttavia negli ultimi anni della sua vita, il lungo viaggio attraverso l’angoscia e la sofferenza, ha trovato spiragli di serenità attraverso disegni, incantevoli intrecci e incastri di stoffe realizzati con i vestiti appartenuti all' artista e alle persone da lei amate, soprattutto la madre, con le sue lenzuola e i suoi asciugamani, tutti materiali legati alla pelle e alla vita, e con collage di bottoni, fiori e perline in queste opere si respira uno stato di dolcezza e calma meditativa.






















































La rigenerazione di sé si è conclusa il 31 Maggio 2010 all’età di 98 anni a New York.
" il mio lavoro è l'opera di ricostruzione di me stessa e trova origine nella mia infanzia... la memoria e i cinque sensi sono strumenti di cui mi servo. Il mio lavoro riguarda la fragilità del vivere e la difficoltà di amare ed essere amati... Utilizzo un linguaggio simbolico per esprimermi. Bisogna impregnare la materia di sentimenti. Il mio bisogno di utilizzare materiali soffici e stoffe, di far ricorso al cucito e alla bendatura dice la paura della separazione e dell'abbandono Le emozioni sono proiettate all'esterno, in una forma e in uno spazio. L'inconscio è portato alla coscienza attraverso l'arte".

"La mia arte è un modo esorcizzare i demoni che la inseguono fin dall'infanzia... una volta terminata la scultura sento che ha eliminato l'ansia che provavo. Gli artisti progrediscono così: non è che migliorino, è solo che ogni volta sono capaci di resistere meglio ai loro propri assalti. L' unica vera arte che ho praticato tutta la vita è stata l'arte di combattere la depressione, la dipendenza emotiva... quello che mi interessa è la conquista della paura. Nascondersi, confrontarsi, esorcizzare, vergognarsi, tremare e alla fine avere paura della paura stessa. Questo è il mio tema. Questo credo è il tema." 














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