domenica 21 agosto 2022

LA RUOTA DEGLI ESPOSTI E I FIGLI DELLA MADONNA A NAPOLI

 




…‘e figli d’ ‘a Madonna, così erano chiamati a Napoli i neonati ma anche bambini più grandicelli abbandonati: orfani, nati da relazioni clandestine o figli di gente poverissima che non poteva mantenerli, venivano abbandonati all’interno della “Ruota degli esposti” e affidati nelle mani delle suore nella speranza di un futuro migliore.

La maggior parte dei bimbi veniva abbandonata senza nessun segno di riconoscimento e con abiti miseri, ma c’erano alcuni che portavano con sé il nome dei genitori o della madre, altri una collanina, un piccolo cuscino ricamato o piccole medagliette, tutti oggetti che davano l’illusione alla madre di poter riconoscere un giorno il proprio bimbo per riprenderlo con sè, purtroppo una speranza che avveniva molto raramente a causa anche dell’alto tasso di mortalità tra i bambini.

La Ruota degli Esposti si trova all’interno del complesso monumentale della Basilica della Santissima Annunziata Maggiore nel quartiere Pendino vicino a Forcella nel centro storico di Napoli, comprendeva un ospedale ancora in funzione con degli ambulatori, un convento e un orfanotrofio.




Basilica dell'Annunziata






Si tratta di una bussola girevole di legno con un lato aperto nel muro, quando la ruota girava verso l’interno veniva automaticamente attivato un campanello che avvisava la Rotara (suora guardiana) che c’era un bimbo da raccogliere.



Ruota degli Esposti- esterno


Appena raccolti dalla Rotara i bambini venivano affidati alle cure delle suore, delle balie e del medico che ne controllava lo stato di salute e se necessario provvedeva alle prime cure. Purtroppo i bambini più grandi per poter entrare nella Ruota, venivano cosparsi di olio per facilitare il passaggio, e questo spesso procurava al bambino fratture e ferite.



Ruota degli Esposti - interno

Poi venivano lavati in una piccola vasca posta vicino alla ruota e battezzati. Successivamente si provvedeva alla registrazione dei dati nel “Libro della Rota”: il giorno e ora di ricevimento, lo stato di salute, le caratteristiche somatiche, eventuali informazioni sul bambino e tutto quello che indossavano al momento del ricevimento.

Ai piccoli veniva legato al collo un cordino con una medaglietta con scritto da un lato il numero di matricola e dall’altro l’immagine della Madonna.

Ai bambini abbandonati senza nessun dato di riconoscimento, automaticamente veniva loro attribuito il cognome Esposito in riferimento agli “esposti”, ecco perché a Napoli, Esposito è un cognome molto diffuso, mentre il nome veniva scelto dalle “Rotare”. Dal 1806, durante il decennio di dominazione francese fu proibito utilizzare il cognome Esposito perché considerato denigratorio così vennero utilizzati cognomi di fantasia. Uno di questi bambini fu chiamato Vincenzo Genito (1852-1929), cioè generato, ma per un errore di scrittura divenne Gemito. Questo bambino divenne un celebre scultore, orafo e condusse una vita  difficile e turbolenta.





Da questo momento i bambini venivano protetti dalla Madonna durante tutta la loro vita, assistiti e accolti nella Casa dell’Annunziata fino alla maggiore età. A tutti veniva garantita una minima istruzione, la possibilità di imparare un mestiere, alle bambine una piccole dote e alcuni, soprattutto i maschietti venivano anche adottati.

Il 25 Marzo festa dell’Annunciazione, veniva organizzato nella Casa dell’Annunziata, “il rito del fazzoletto”, le ragazze in età di matrimonio venivano fatte sfilare davanti agli uomini e questi dopo aver scelto la ragazza le lanciavano un fazzoletto che lei, se interessata, raccoglieva al volo. Tuttavia spesso erano costrette a raccogliere il fazzoletto controvoglia causa sovraffollamento della struttura.

Di questi bambini abbandonati si occupava la “Santa Casa dell’Annunziata”, un importante istituzione assistenziale del Regno di Napoli nata nel 1318 che svolse la sua funzione fino alla fine del ‘900. Fu sostenuta dalle famiglie nobili di Napoli e dagli Angioini e fu proprio la Regina Sancia di Majorca che fece costruire il complesso dell’Annunziata.

La Ruota venne chiusa definitivamente nel 1875 e l’orfanotrofio nel 1980.


Ogni anno, il 25 Marzo festa dell’Annunciazione, nella Basilica dell’Annunziata a Napoli viene venerata e ringraziata per la protezione dei bambini abbandonati la “Madonna Annunziata” detta anche “Madonna delle scarpette consumate”.



Madonna delle scarpette
Madonna delle scarpette















Questa Madonna dai lunghi capelli veri donati dalle donne per grazie ricevute, indossa delle piccole scarpe che vengono ogni 25 Marzo sostituite perché inspiegabilmente consumate. Un rituale di grande devozione e significato, molto sentito e partecipato dai fedeli, le scarpe consumate sono considerate come reliquie e vengono affidate dalle suore alle famiglie con persone o bambini gravemente malati che sperano nella grazia di una guarigione. Dopo aver ricevuto la grazia, le scarpe, vengono riportate alle suore che le affidano ad una nuova famiglia.

Le scarpe si consumano perché una leggenda racconta che la Madonna ogni notte, dopo aver visitato e accudito i piccoli ospiti dell’orfanotrofio, vagasse anche per la città per assistere i meno fortunati. Ancora oggi la Madonna continuerebbe a camminare per le strade e i vicoli di Napoli portando conforto e aiuto ai poveri, ai malati e ai bambini bisognosi.





Era da tanto che volevo visitare questo luogo pieno di fascino e di speranza, ma anche di tanta tristezza pensando alle storie drammatiche e al dolore delle mamme sfortunate che non potevano prendersi cura dei propri figli e allora li abbandonavano dentro la ruota, nella speranza di una vita migliore.





Commovente entrare nella piccola stanza e osservare la ruota, il lavandino, immaginare il pianto di questi bimbi catapultati con un giro di ruota in un’altra realtà senza più l’abbraccio della propria madre.




E poi voglio immaginare le suore, le balie o il medico, tutti assieme a dare i primi soccorsi a questi sfortunati bimbi aiutandoli con amore in questo triste momento.   Alle pareti foto, registri, documenti di riconoscimento, oggetti e gli effetti personali dei bimbi abbandonati raccontano le loro toccanti storie e testimoniano il racconto di secoli di storia di questo emozionante luogo.






mercoledì 22 giugno 2022

L'OSPEDALE DELLE BAMBOLE DI NAPOLI : IL MAGICO MONDO DEI BALOCCHI

 

“Nella mia casa ho riunito giocattoli grandi e piccoli, senza i quali non potrei vivere. Il bimbo che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che era dentro di sé e che gli mancherà molto.” Pablo Neruda




 C’era una volta, alla fine del 1800, nel centro storico di Napoli a “Spaccanapoli”, una piccola bottega dove Luigi Grassi, scenografo di corte, oltre a preparare le scenografie, si dedicava anche a riparare qualsiasi cosa.

Capitò che una mamma, non sapendo a chi rivolgersi per aggiustare l’unica bambola della figlia che si era rotta, provò a bussare alla bottega di Luigi che la accontentò restituendo alla bimba la bambola perfettamente riparata. Fu un successo per il “Dottore delle bambole di Spaccanapoli”, infatti si sparse la voce e tante altre mamme iniziarono a portare al “Dottore” le bambole da riparare.




Da allora, ancora oggi, attraverso quattro generazioni, l’Ospedale delle bambole che si trova ora nella nuova sede sempre in via San Biagio dei Librai, nel cortile del palazzo Marigliano, in quelle che furono le sue scuderie, ripara e restaura ogni tipo di bambole e bambolotti di legno, cartapesta, porcellana e plastica e poi peluche e tanti altri tipi di pupazzi e giocattoli.




Entrando ho la sensazione di accedere in un luogo magico e fuori dal tempo, giochi di luci e ombre, suoni di carillon creano un’atmosfera sognante da “Alice nel Paese delle Meraviglie”.




Ovunque da pareti e soffitti penzolano giocattoli di tutti i tipi, vecchi e seminuovi, marionette, pupi, pupazzi, altalene, gambe, occhi, braccia, vestitini, capelli, scarpe e bambole di tutti i tipi, alcune identiche alle mie con le quali giocavo spensierata da piccola. Ho sempre amato le bambole, le consideravo alcune figlie e altre amiche, ci parlavo, mi prendevo cura e mi piaceva inventare mondi fantastici con loro e poi mi facevano compagnia. Ritrovarle qui è stata un’emozione unica, un viaggio nel tempo della mia l’infanzia piena di creatività.

 






Oltre l’ingresso, nella sala principale c’è un piccolo e suggestivo palcoscenico e qui un video e una voce coinvolgente raccontano la storia dell’Ospedale delle bambole, come una favola, storia e magia si intrecciano in un’atmosfera incantata e mi trovo immersa in un mondo visionario.




 Poi la visita prosegue all’interno dell’Ospedale dove si trovano tutti i reparti di un comune Ospedale: c’è il Pronto soccorso, la Radiologia, la zona Trapianti, Oculistica, il Bambolatorio cioè l’ambulatorio delle bambole, le Degenze, la zona Gessi, l’Ortopedia.





Reparto Degenze


Oculistica



Radiologia




Come si svolge il percorso del paziente? Dall’Accettazione si passa al Pronto Soccorso con tanto di codice rosso, giallo o verde dove il paziente viene sottoposto ad una prima valutazione per determinare il problema e quindi il tipo di intervento e di ricovero.

Resto incantata quando, il Primario, la Sig.ra Tiziana Grassi nipote del fondatore Luigi, con passione racconta tutte le fasi di restauro senza tralasciare le storie che ogni bambola o giocattolo conserva. Eh sì qui arrivano bambole da tutto il mondo e ognuna di loro è simbolo di ricordi e legami.


Bambolatorio






Dopo essere state curate le bambole vengono trasferite al reparto trucco e parrucco, qui vengono truccate, vestite e acconciate pronte per il ritorno a casa.


Reparto Trucco e Parrucco

L’Ospedale delle bambole è l’unico Ospedale che non ha l’Obitorio, perché qui bambole e giocattoli ritrovano sempre una seconda vita perché sono immortali.

A Napoli, in questa città dai mille volti, c’è anche questo piccolo mondo incantato dove si ritrova la magia e il fascino di quello che è stato il mondo dei balocchi.








giovedì 7 aprile 2022

PEDAMENTINA : TRA PANORAMI E MISTERI

 


Panorama dalla Pedamentina


A Napoli ci sono tantissime rampe, scale, calate che si inerpicano dal mare alla collina e viceversa, straordinari percorsi da godere con tranquillità, soffermandosi nell’osservare i colori, panorami e profumi.

Una di queste scale è la Pedamentina che collega Castel Sant’Elmo e la Certosa di San Martino ubicati nella collina del Vomero, al centro storico.


Castel Sant'Elmo

Un percorso fatto di 414 gradoni risalente al XIV secolo, ricco di storia, splendide vedute, misteri e leggende. Qui soggiornò anche Charles Baudelaire e altri artisti si lasciarono conquistare dalle sue bellezze.

In origine era un sentiero utilizzato per trasportare i materiali per la costruzione della Certosa, in seguito, vista l’utilità di collegare il centro storico con la collina del Vomero, vennero costruite le scale. Oggi la Pedamentina fa parte del patrimonio Unesco.


Pedamentina

Scendere lungo la Pedamentina è molto pittoresco e affascinante tra case colorate, bassi, fiori, orti e giardini, lontani dalla confusione della città, lo sguardo è rapito dal meraviglioso panorama che spazia dalla Reggia di Capodimonte al mare, passando per il centro storico con un collage di palazzi, Chiese, cupole colorate e poi Spaccanapoli e l’inconfondibile Santa Chiara e su tutto, in lontananza l’imponente Vesuvio.


Panorama dalla Pedamentina



Panorama dalla Pedamentina

Lungo la discesa mi vengono in mente leggende su questo luogo che parlano di fantasmi che si divertirebbero a spaventare i passanti. Infatti c’è una leggenda legata alla Pedamentina: alla fine della prima rampa c’è un antico cancello, dove all’interno di notte, secondo alcune testimonianze, si sentirebbero urla e pianti di prigionieri uccisi dalle guardie reali e lasciati insepolti nei sotterranei.


Antico Cancello


Prima rampa con alla fine l'antico cancello


Scale di Montesanto



Man mano che scendo, la scalinata è abbastanza ripida, ho la sensazione che mi porti nel ventre della città, infatti superato il Corso Vittorio Emanuele, mentre continuo a scendere, incontro un pelosetto nero pacifico e ronfante che vuole coccole e mi soffermo a coccolarlo, però mi si stringe il cuore perchè il mio pensiero va al mio gatto Ciro che  ho appena perso, dopo ventun anni, era identico al nero solo grigio ma stessi occhi, ma subito lo considero un incontro di buon auspicio e di conforto.  






Graffiti

Ammiro i lavori dei graffitari e arrivo a Montesanto e alla Pignasecca, quartieri storici e molto caratteristici del centro, e qui ritorno alla vita brulicante con il mercato più antico della città, bancarelle di bella frutta e verdura, pesce fresco, abiti, scarpe, il profumo del pane fresco, il vociare dei venditori, il tutto a prezzi molto bassi, insomma un luogo unico, inebriante e genuino che io amo molto.

 


venerdì 18 marzo 2022

LE SCALE DEL PETRAIO : STORIA E FASCINO

 





Napoli non è solo il Centro Storico, il Golfo, le numerose Chiese, i Musei, il Vesuvio o Posillipo, ci sono anche affascinanti itinerari che si sviluppano attraverso scale, rampe o calate che scendono dalla collina del Vomero fino al centro storico.

Una di queste è il Petraio, 503 ampi gradoni che attraversano in verticale Napoli, dal Vomero a Chiaia. Un percorso con stupendi scorci suggestivi della città.




E' una delle rampe di scale tra le più antiche e storiche. Costruite tra il XVI e il XVII secolo, sul percorso di una antica Pedemontina, utilizzata da contadini, pastori e lavandaie che si recavano in città a vendere i loro prodotti.

Il nome Petraio è dovuto alla presenza di ciottoli e pietre di vario tipo trascinate dalle acque che scendevano a valle.

Tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 divenne invece un luogo abitato da famiglie benestanti grazie alle quali si costruirono le bellissime villette in stile Liberty.















Quando sono a Napoli, mi piace scendere per il Petraio, adoro molto l’atmosfera di questo luogo, e mentre percorro i gradoni davanti a me ho la vista   meravigliosa del mare, della Penisola Sorrentina, di Capri, di Castel dell’Ovo e Pizzofalcone.

C’è anche un silenzio quasi irreale che sempre mi accompagna lungo la discesa, lontana dal caos della frenesia cittadina e di auto e motorini, ho la sensazione di essere in un’oasi di pace, sospesa nel tempo e man mano che scendo di entrare in un altro mondo, nel ventre della città.





L’impressione è quella di essere nel bel mezzo di un presepe vivente della Napoli antica, un dedalo di vicoletti e scale, tra case colorate, bassi, balconcini con tanti fiori e piante verdi, profumi di cibo e di panni stesi al sole, cappelle votive e immagini sacre.

Insomma un luogo incantevole che mi riempie ogni volta di pace, di profonda essenza e semplicità.

Un fascino unico che anche nel passato fu scelto da molti scrittori e artisti tra i quali Paul Klee, come fonte di ispirazione.

















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“Alberi tra cielo e terra” è una mostra itinerante tra Castelli e Palazzi storici del Friuli. Nel giugno 2024 la prima esposizione si è s...